a proposito di auguri

a proposito di auguri

Gli auguri han iniziato ad arrivare mercoledì. Prima quelli automatici di chi non ti conosce, la scelta è urbi et orbi, ovvero messaggi standard e ognuno ne fa quello che vuole. Funzionano lo stesso gli auguri così? Non so, non credo. Giovedì c’era già una discreta raccolta di messaggi. Però iniziavano i consapevoli, ovvero quelli per cui sei un viso e un nome associato. Però restavano standardizzati.
Se restiamo all’ambito religioso glovedì, per chi crede, c’è la cena Domini e deve ancora avvenire la passione. Il corpo del Cristo è integro, non c’è ancora flagellazione, dileggio, tortura, solo incomprensione con i discepoli e una solitudine estrema con la consapevolezza del destino proprio e l’angoscia. Lo ricordo ad uso dei cristiani o dei presunti tali. Insomma di giovedì si dovrebbe meditare su altro, ovvero sulla condizione dell’uomo piuttosto che togliersi il pensiero degli auguri. Ma se le cose diventano rituali è meglio prendersi avanti, arrivare primi dà soddisfazione e toglie un peso. Cosi in questi giorni il flusso di auguri è aumentato e credo raggiungerà il massimo domani ma a chi e perché vanno questi auguri, chi li fa dovrebbe chiedersi cosa significano per chi li riceve, se è un ateo, un agnostico, un appartenente ad altro credo religioso. Dovrebbe chiedersi se un fatto importante può essere condiviso in funzione del simbolo e dell’umanità sottesa. Dovrebbe ma non avviene, e così gli auguri non hanno alcun significato e si va da un estremo all’altro, dal proliferare di auguri di buona Pasqua ai non credenti come il sottoscritto, sino alle iconografie buone per la scampagnata di lunedì con raffigurazioni di agnelli, uova e gatti. Qualcuno la butta sull’umorismo che ripesca qualche vecchio luogo comune sui comunisti, questo magari mi conosce e mi mostra Stalin che consiglia di salvare gli agnelli mangiando bambini.
Quindi una congerie di messaggi con la parola auguri destinati a tutti dove ognuno prenda ciò che più gli aggrada e soprattutto eviti di riflettere e trarre conclusioni da ciò che viene evocato.
Strano perché mai come ora l’umanità è in una fase di passaggio, va verso qualcosa e quindi la festività ebraica dovrebbe evocare qualcosa. Forse se si parla di umanità sembra che parliamo di qualcuno che è distante e non comprende le nostre vite, e invece ci siamo dentro tutti fino al collo: dove stiamo andando? La morte e resurrezione dei cristiani non era una novità nel mondo antico, più o meno tutti cercavano una scappatoia per evitare la fine del proprio tempo, anche i paradisi non erano infrequenti, magari con diverse gioie ma una restava comune ovvero il reincontro di chi era stato caro. Ci si era dati da fare con la testa per cercare una soluzione all’irreparabile. Ho un grande rispetto e sento il fascino di questa religiosità che cerca di mettere assieme il trascendente con la vita, la sofferenza e il tempo. Il cristianesimo propone la morte del Cristo per espiazione del male compiuto da altri e la resurrezione, mica cosa da poco in una visione basata sull’oggi, sul transeunte che vuole diventare materialmente eterno. È questo che viene augurato? Non lo so proprio, forse dove c’è consapevolezza delle parole si augura un inizio, un nuovo che si apre come conseguenza del passaggio.
E allora se questo è l’augurio che non chiede di credere, vediamo un po’ dove siamo visto che siamo in cammino.
Il mondo è sull’orlo di una nuova guerra, ci sono prove di forza e apprendisti stregoni all’opera. Vengono sperimentate armi inaudite, la tentazione di usare l’arma di cui dispone è sempre troppo grande per un militare e per un innamorato del proprio potere. Vale in ogni parte del mondo e genera effetto domino. Troppo complicato parlarne? Parliamo d’altro. L’umanità è arrivata al più alto numero di componenti mai registrato sulla terra, 7.2 miliardi di individui. Siccome le risorse disponibili, pur sufficienti per tutti sono mal distribuite nasce un problema di logistica, non arriva il necessario dove serve e chi si trova ad abitare in quei luoghi si sposta verso il necessario. O così o muore. In questa fase di passaggio loro sanno dove andare ma gli altri che non hanno lo stesso problema dove vanno? Troppo complicato anche questo per collegarlo agli auguri? Passiamo ad altro. La tecnologia confusa dai più con il progresso ovvero l’avanzamento comune dei popoli, continua a sfornare prodezze, una è quella da cui sto scrivendo. Non ha limiti di applicazione la tecnologia e genera ricchezza e quindi entra in medicina e risana, nelle comunicazioni e fa del mondo un villaggio globale, entra nel lavoro e innova le modalità del produrre oltre che i prodotti. Le fabbriche automatiche cominciano a diventare realtà e quindi il costo del lavoro non sarà più il motivo per delocalizzare, la tecnologia riporta a casa i prodotti ma non crea lavoro, anzi ne distrugge. Verso quale lavoro stiamo andando? Questo è un altro dei temi del passaggio in corso. Potrei continuare con l’evoluzione dei sistemi politici, le biotecnologie molecolari, l’insicurezza crescente nei grandi agglomerati urbani, l’inquinamento e il cambiamento climatico, ecc.ecc. ma a che servirebbe se non a dire che stiamo andando verso qualcosa di nuovo e non necessariamente buono. Il Papa dei cattolici da tempo enuncia questi temi, lo cito perché mi pare l’unica voce alta che si pone un problema molto laico ovvero la vita e l’equità. E mi pare che dica che i problemi dell’uomo devono essere risolti dall’uomo secondo buona volontà e giustizia. Gli uomini di buona volontà non mancano solo che sono disgregati, non si riconoscono come comunità, fanno e non chiedono mentre dovrebbero anche chiedere a chi sta sopra di loro di essere più giusti, di vedere che non si sta bene, che l’insicurezza cresce e diventa fonte di ingiustizia, di separazione tra gli uomini. Se l’augurio che ricevo riguarda queste persone, quelli che sono in passaggio ma si pongono il problema di dove andare e di star bene allora li accetto e lì ricambio sennò risparmiate tempo e caratteri, lasciatemi perdere.

 “Pasqua è voce del verbo ebraico ‘pèsah’, passare. Non è festa per residenti, ma per migratori che si affrettano al viaggio. Da non credente vedo le persone di fede così, non impiantate in un centro della loro certezza ma continuamente in movimento sulle piste”. 

Faccio mie le parole di Erri De Luca e a chi è in cammino dentro e fuori di sé, auguro giorni nuovi, coscienti, sereni, oggi e sempre.

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