elogio del piccolo

elogio del piccolo

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Le cose che facciamo non sono quasi mai importanti in assoluto. Non per tutti almeno, e non allo stesso modo. Però continuano ad essere per noi importanti, e ciò che riguarda molti, si allontana da noi. Ci sembra che ci sia stata tolta, chissà quando, la possibilità di essere davvero attori di cose grandi che riguardano tutti, e che il futuro comune si sottragga alla nostra possibilità di influenza. Al più, pensiamo, ne subiamo le conseguenze. Così si torna al nostro piccolo importante, anche per fuggire sensazioni d’impotenza o d’inutilità. 

L’opinione sulle proprie capacità cambia con queste sensazioni, anche se i principi restano, non si spiegherebbe altrimenti il rientrare di molti, per stanchezza prima che per comprensione o età, all’interno di silenzi collettivi. Se poi le sconfitte sono state così ripetute e forti da far rintanare la voglia e la fiducia di poter influire, allora subentra la consapevolezza che ciò che facciamo può essere importante a noi e a chi ci sta vicino, ma non avere altri effetti che in noi stessi. Si perde una dimensione e se ne enfatizza un’altra.

È bene o male?  

È così, e però non vorremmo negarci un modo per rappresentare la nostra singolarità e per proiettarla verso l’esterno. In fondo il discrimine è tra atti pubblici, che riguardano altri, e atti privati, che riguardano noi, e lo scrivere, il dipingere, fotografare, fare giardinaggio o qualsiasi altra cosa che per noi abbia importanza è un messaggio privato, sintetico, di noi, che descrive una singolarità complessa, ma a suo modo esplicita, fatta di cura e di rappresentazione. E così il piccolo cessa di essere tale e diviene grande, perché ciò che facciamo ha sempre una sua grandezza. Forse ci rattrista un poco che questo piccolo esserci nel nostro importante, non venga colto, che si pensi ancora di prenderci in giro raccontandoci storie: siamo capaci di cose grandi epperò nessuno le addita più, si mette insieme a noi a costruirle, si preferisce il racconto del futuro piuttosto che farlo. E tutto questo diventa rumore, chiacchiera.

Ecco, il nostro piccolo importante include l’amore, non la chiacchiera. Non è difficile capirlo.

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3 pensieri su “elogio del piccolo

  1. Trovo che l’amore ( e non mi riferisco a quello di una coppia di fatto ma in senso lato) sia diventato nell’opinione comune, molto superficiale.
    Sembra che i social pullulino di persone buone e amorevoli ma, nella vita “reale” si fatica alla nostra età, (+ 40) a costruire NUOVE vere amicizie.
    Tutti ci sono nel divertimento, se sei socievole, ma nel bisogno…
    Tutta questa individualità amplificata da ciò che si appare, a nessuno interessa conoscerti veramente, dentro.
    Per egoismo, invidie, per incapacità di sacrificare orari e interessi.
    Questa dote, l’altruismo, è rara. Non ci resta che coltivare una passione per sfogare l’amore negato che è dentro di noi e per sentirci appagati attraverso un oggetto o un risultato materiale di ciò che abbiamo da dare oltre i carissimi (per fortuna) affetti più vicini.
    Un saluto sotto una tettoia ed una pioggia torrenziale, prima di aprire la libreria.
    Un abbraccio, sono sicura che tu intendevi un po’ anche questo.
    Grazie per gli spunti. Oggi nostalgica, domani più happy.

  2. Il tuo contributo, lady Nadia, ha fatto pensare me. Lo condivido e aggiungo una “provocazione”: perché ciò accade? Non per voler sempre scavare in motivazioni collettive ma per capire come ci si possa difendere. Le reazioni all’anomia affettiva, contemplano ritrovare ambiti di persone con cui si scambia davvero. Difficile, dici tu, ed è vero, ma non impossibile. Allora la domanda muta ed è, cosa è importante in una conoscenza e quando essa diventa vera?. Nella rete siamo ciechi nella notte, alla pari, ma incapaci di direzione oltre al momento. Nella vita c’è la tentazione di vedere e mostrarsi, e le delusioni non mancano proprio per quella incapacità (collettiva?) di condividere. E condividere include tutto, anche il sincronizzare le vite. Posso rassicurarti su un fatto, quel nessuno a cui non interessa conoscerti veramente, dentro, come dici tu, non è così assoluto.
    Qui la pioggia è finita, spero che anche da te sia lo stesso. Buona giornata 🙂

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