del dare confidenza

del dare confidenza

In questo percorso virtuale (ma cos’è virtuale se ci si racconta davvero?) attorno ai lati in penombra trovo che il dire sia una opportunità e un limite. E’ una condizione innata, quella della propensione al fidarsi, al lasciar entrare, ma fino a che punto questa positività resta tale? L’ospite poco sensibile urta la suscettibilità, non si fa domande, scambia la confidenza con il permesso assoluto, l’arbitrio dell’essere.

La giusta distanza è un mestiere difficile; proprio per ridurla. Un tempo le regole aiutavano, il lei iniziale, la creanza distinguevano la discrezione e la imponevano come tratto dei rapporti. Eppure ci si diceva molto, forse più di adesso. Tutto formale? No, la distanza iniziale, il ritegno, faceva da crivello e aiutava a distinguere ciò che era importante da ciò che non lo era.

Dare confidenza porta ad attendere e in quest’epoca in cui tutto sembra immediato mentre il vero tarda anche l’attesa non ha più soddisfazione. Però chi bussa ad una porta accende un’attesa. La confidenza dovrebbe maneggiare le attese, lasciare che essere cadano oppure si rendano più esplicite. Dire e lasciarsi dire è un’apertura di credito, poi come sarà spesa si vedrà. Dipende dall’educazione, o meglio dalla verità. Ecco, creare le condizioni del dare confidenza o non farlo, è un modo di dire la verità.

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14 pensieri su “del dare confidenza

  1. Riflessioni interessanti.
    Per me confidenza è fidarmi di qualcuno. È il minimo comune denominatore della fiducia.
    Nel virtuale invece sono sempre un po’ diffidente.
    Mi lascio più che altro guidare dalle sensazioni sottopelle, dalle affinità che emergono dalla scrittura. Dare confidenza però è un’altra cosa.

  2. E’ vero. Ma tanto chi mente in tutto non fa che ripiegarsi su se stesso: gli conviene? così facendo non sta peggio lui di chi gli crede e gli si confida?

  3. Con fidare è avere fede assieme, il che significa un un terreno comune verso qualcosa o qualcuno. E’ quell’assieme che è il punto critico, ovvero quando siamo davvero in due, sentiamo cose analoghe, abbiamo voglia di sentirci più vicini per procedere assieme?
    L’assieme ha bisogno di qualche verità condivisa, non tutta, tutta la verità riguarda l’uno, però l’onestà nella condivisione, questa sì. Quando c’è menzogna si tradisce quel con fidare. Non so se chi racconta , si immagina qualcosa che non è e lo propone stia meglio, spesso ha un altro fine e per quel fine è utile la menzogna.
    Grazie a
    Mirka che penso certa dell’armonia e conosce il fascino del ritegno,
    PindaricaMente che fai bene a fidarti di te 🙂
    Federica che indaghi e hai buoni crivelli e molti maestri.

  4. tutto quello che hai scritto è giusto. Nasce dal fatto che si concede la patente di amico anche al conoscente occasionale, di da del tu, pronome tipico della confidenza, come si respira l’aria. Anche nel virtuale avviene lo stesso fenomeno e quasi non ce ne accorgiamo, se non nel momento che urta la nostra sensibilità.

  5. @newwhitebear: La giusta distanza era quella che veniva insegnata un tempo, per timore credo prima che per convenzione. Ora serve una nuova mappa del condividere. Ma credo siano pensieri da sognatore.

  6. Poter vedere come cambiano le cose è il vantaggio di chi non ne è parte integrante. Tu sei una di quelle aquile che non volano a stormi, ti guardiamo dal basso.

  7. @lameteora: Becchetto nel mio angolo di giardino, e a volte cerco di volare. Chissà che uccello sono…
    Scrivi cose bellissime, lo sai vero?

  8. la confidenza è un terreno delicato facile a smottamenti,perciò son tendenzialmente riservata nelle mie cose personali soprattutto nel reale.Nel virtuale credo sia giusto concedere solo una parte di sè ,certamente non menzognera poichè non avrebbe senso,almeno per me. Considerando il fatto che non conoscendo davvero chi sta dall’altro capo dello schermo e come possa interpretare i miei pensieri peraltro difficili da esporre solo con uno scritto,credo sia meglio conservare una certa privacy di autotutela, del resto anche nel reale prima di raccontare fatti personali a qualcuno pretendiamo una conoscenza profonda.Diverso è descrivere ll’essenza delle emozioni,quella anche se proviene da un proprio privato vissuto hacomunque una valenza comune, parlare di amore senza citare alcuna persona è un modo di raffrontare le emozioni con quelle altrui

  9. Credo che spesso in questi luoghi, o almeno così a me accade, si finisca per avere un atteggiamento al limite tra il parlar tra sé e il parlare ad un affine di sentire. Per questo la soddisfazione o la delusione spesso prescinde da ciò che ritorna.

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