le dimissioni

le dimissioni

Le dimissioni non nascono mai di colpo. Ovvero sì, ma quelle sono per insufficienza di ragionamento. Partono come un ceffone e spesso ricevono un pugno. Mi è capitato più d’una volta nella vita di reagire a ciò che ritenevo così ingiusto da non appartenermi e quindi di dare subito le dimissioni. Mi hanno fermato facendomi riflettere sull’ingiustizia: andandomene l’avrei avvalorata. Così non me ne sono mai andato per emotività, ma per scelta. E non importava ciò che perdevo, era una scelta che mi permettevo perché ero importante a me stesso. Ho sbagliato spesso i conti, della carriera soprattutto. Un vecchio democristiano mi diceva: mai dare le dimissioni, il tempo in politica è infinito. E anche nelle aziende è infinito.  Non è vero ma me l’hanno ripetuto qualche sera fa. Un altro democristiano. Ho pensato: cosa saremmo stati noi comunisti senza i democristiani. Avevamo bisogno di un confronto continuo con ciò che non volevamo essere e anche loro avevano bisogno di noi perché eravamo una alternativa a ciò che erano. E sono ancora, mi veniva da pensare, perché i democristiani non finiscono mai. Sono il paese che respira piano e sembra dorma, ma ha un occhio aperto. Vede. Un po’ di sbieco ma vede.

Le mie dimissioni sono nate per senso del limite. L’ho capito mesi fa. Anzi non molto dopo aver assunto l’incarico. Ero straniero e inadeguato ai circoli locali, alle alleanze, alle strizzatine d’occhio, alle feste riservate, alle decisioni prese per altri fini. Inadeguato. Quando questa parola esce nella mente può provocare un attacco all’autostima: ma come inadeguato, hai affrontato di peggio, hai risolto problemi più grossi. Sì certo, hai sbagliato parecchio, ti dà ancora fastidio pensare alle ingenuità di allora, ma poi ne sei uscito. E cosa sarà mai, impegnati e ci riesci. E invece no, inadeguato non mi dava fastidio. Era un punto d’onore. Me lo ripetevo: inadeguato.  E quello mi dava l’idea che dimettermi era la cosa giusta. Certo c’era anche un po’ di spocchia perché significava che non mi mescolavo, che non volevo apprendere il flow chart dei giochetti, delle comunelle, del chi è importante e perché. E quindi inadeguato era la mia motivazione che mi ripetevo come un mantra. Un mantra con delle conseguenze e quindi la decisione di andarmene.

Andar via per scelta. Me lo ripetevo nei lunghi tragitti in auto. Me lo ripetevo nella nebbia, quando volevo solo arrivare a casa. Epperò una ragione per dare una possibilità alle cose, la trovavo sempre: una sfida, un progetto nuovo, un guardare oltre, insomma qualcosa che giustificasse la fatica. Essendo libero di decidere poteva frenarmi solo l’idea del cambiamento e la responsabilità. E il senso di onnipotenza. Abbiamo spesso a che fare con l’onnipotenza. Chi riceve un incarico deve esercitare un’autorità. Poi lo stile è tutto. Ci sono gli stronzi e i deboli, ma sempre di autorità si tratta. E di problemi. Chi è furbo li delega a qualcun altro. Come diceva quella legge di Murphy: un buon capo espiatorio vale quasi quanto una soluzione… Oppure vale il pesce in barile, scaricare i problemi per assenza e per consenso: basta dire di sì a tutti. Il muro dei sì, è insuperabile perché evita il confronto e non fa fare un passo avanti. Ma si può fare altro: si può tentare di risolvere i problemi prendendosene la responsabilità, se c’è lo spazio per farlo. Sennò si è inadeguati.

Inadeguato e conseguente. Le dimissioni sono il riconoscimento che ciascuno può procedere per suo conto e che la cosa non ci dà fastidio. Oppure un piccolo fastidio ce lo dà, ma è inferiore al fastidio che provoca il continuare. Nel decalogo che ognuno si costruisce vivendo, ci dovrebbe essere il posto per andarsene senza essere messi alla porta, perchè un conto è sentirsi inadeguati e un conto è che te lo dica qualcuno. Una grande libertà poter andare via. Con stile, salutando tutti senza ipocrisia. Poter dire: ho ricevuto, ho dato, mi è anche piaciuto, ma non sempre. Di sicuro c’è di meglio di quello che potevo fare io, anche se non è stato poco. Troverete, anzi vi troveranno chi è più adeguato. Ecco questo adeguato è diverso da me e quindi non posso aver nulla che gli rimprovero. Non mi sostituisce, lui è un altro e io sono quello che sono. Interessante questa cosa delle dimissioni, è un lasciare senza rimorsi e senza troppi rimpianti.

Il personale mi ha detto parole buone, mi sono commosso, ma ai vecchi uomini capita di commuoversi, e quando gli accade si rendono conto dell’età. Credo che dovrebbero fare un corso a scuola sulle dimissioni: come andarsene, commuoversi e stare bene con se stessi anche da giovani. Sarebbe un corso sulla relatività del potere, sull’io e sul noi. Sul potere insomma. Credo proprio dovrebbero farlo.

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9 pensieri su “le dimissioni

  1. Bello e mi riconosco. Ho sempre fatto così. Magari solo peccando un poco di quello stile di cui parli. Il saluto non mancava ma…come dato o riservato a un’altro. Mirka

  2. Le dimissioni non mai un indice di debolezza ma un modo per riaffermare se stessi. Il ragionamento dei politici italiani è quello del superattack. Una volta messa la colla, non ci scolliamo più.
    Se le hai date, avrai avuto i tuoi buoni motivi, riflessioni e commozione a parte.

  3. care amiche e amici, anche questa è fatta e respiro un senso di sollievo, questo mi dice che la decisione è giusta e che dovevo farlo prima. Mi scuso del tono un po’ elegiaco se per caso ci fosse,, non era mia intenzione, ma solo un condividere ad alta voce.
    Credo che a tutti essere dato modo di dire e fare ciò che sente più vicino a sé. Non è frequente che questa possibilità ci venga data e allora bisogna prendersela. Se si può. Stasera una persona mi ha detto: che cazzata hai fatto. E io ho pensato, dicendolo: era la cosa giusta.

  4. Da come leggo il risultato è frutto di analisi profonda quindi mi pare che la decisione non è affatto superficiale .fatto stesso che ti senti sollevato la dice lunga sulla “sopportazione” di uno stato di cose pesanti…
    Buon nuovo cammino allora!

    Detto questo

    Personalmente credo che certe dimissioni che siano giuste o meno è solo il tempo a dare l’esatta risposta.
    Tempo che concede ampia delega a noi stessi per come evolviamo nel corpo e nei pensieri. E anche il tempo al di fuori .di noi

    sia messo agli atti che scegliere di dimettersi è gesto responsabile e maturo. Consapevole

    buona giornata
    .marta

  5. Prendo la frase di Marta come quella che più mi esprime in un discutere interiore che è durato a lungo. “Scegliere di dimettersi è un gesto responsabile… Consapevole.”
    Se non ci sono le condizioni per portare avanti ciò che si ritiene giusto ed efficace, anche il senso di un servizio pubblico, perché tale era da parte mia, perde ragione. Qui inizierebbe un discorso lungo che riguarda la mia storia, non sono le prime dimissioni date con consapevolezza e mi sono tirato in disparte senza attendere di essere, come si dice ora con una parola pessima ‘rottamato’. Ma bugnerebbe spiegare, dire la mia versione dei fatti, sarebbe una biografia che ha tutti i limiti della visione di sé. Ciò che conta in pubblico sono i gesti e le coerenze, non sono per tutte le stagioni e questo mi dà una libera serenità che mi piace assai.

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