dinamico e statico

dinamico e statico

Tu pensavi che la pazienza non fosse dinamica, che essa semplicemente attendesse, ma non è così. Chiediti cosa accade quando si attende, chiedilo a te, e chiediti anche perché perdi la pazienza.

Invece quella che non muta è la curiosità, ma bisogna custodirla come una qualità, altrimenti è come un fuoco di cerino, che accende e si spegne e al più scotta le dita.

La curiosità si spegne in fretta secondo te?

Sì, se essa si identifica con l’oggetto del desiderio, se è questo la molla. Ma se è l’atteggiamento verso la propria vita, la curiosità diventa moto ed allora è il desiderio che deve diventare soggetto se vuole permanere.

Chissà perchè ne parli, sei imprevedibile.

Seguo i pensieri, dovrei raccontarti cosa ha mosso la prima considerazione e farei fatica. Le cose ci nascono in testa con loro legami segreti, solo nostri e incomunicabili, forse perché parliamo con qualcosa di fisso che sta sotto ed è sfuggente alla logica, mentre contemporaneamente immaginiamo, prevediamo, vediamo. Di sicuro capisco che tutto si regola in un insieme di esterno/interno che mi da la certezza di non avere certezze. Magari dare solidità ai desideri crea certezze. 

Beh non ho mai pensato a un desiderio liquido nei confronti tuoi, né di altri. Anzi sei denso, solido, piantato per terra. Statico.

Un desiderio oggettivato quindi. Se ci guardiamo attorno respiriamo desideri, li mostrano le vetrine, le persone al bar, le spalle che si avvicinano al cinema, i sogni che si raccontano e quelli che si tengono per sé. Ovunque desideri. E pazienza nel tradurli in realtà. Vedi che la pazienza è dinamica perché opera per realizzare un desiderio e il desiderio è statico perché si rende solido. E allora bisogna avere sempre nuovi desideri per alimentare la curiosità superficiale.

E l’alternativa, qual’è? 

Esplorare la solidità di ciò che si desidera, scoprire le sue radici in noi, restringere la dimensione al vero, aĺl’inconfessabile, rispettarlo.

E il movimento?

Il movimento è solo una sensazione, noi vorremmo essere in grado di ricevere tutto ciò che ci viene, ma anche se fosse non riusciremmo a comprenderlo in noi, ci muoviamo per avere di più e ci sfugge il nostro senso, che alla fine si identifica con il movimento.

Bah, che palle, cambiamo discorso, va…

 

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18 pensieri su “dinamico e statico

  1. Non so se sia una vero dialogo….e con chi parlassi, ma è molto bello e il finale fa sorridere perché spesso si cercano risposte più semplici e dirette. che facciano pensare meno….si ha sempre meno pazienza 🙂
    Buon fine settimana 🙂

  2. Spesso si cercano risposte semplici e ancor più spesso si evita di farsi domande, per pulizia e benessere mentale, credo.
    Buon fine settimana Silvia 🙂

  3. sottoscrivo il finasle, ma immagino il discorso successivo. mi sai tento di vecchio porco che si scopa regazzi/e con supercazzozzele esistenzial filosofiche. tuttp bene purché tu non sia il loro insegnante. e occhio al delirio da viagra…

  4. La frase finale è quella che direbbe chi, invece, è prevedibile. Per fortuna non sei tu a dirla Willyco! Il domandare e rispondere, alla maniera socratica, è l’unico per portarci a ragionare su noi, che siamo anche parte di altri. Bella!

  5. Domandare e rispondere presuppone un interesse reciproco, che alla fine può cadere per molti motivi. Uno, ad esempio, è la necessità di proseguire dentro di se il ragionamento, non importa come, ma spesso è una fatica. Altro motivo può essere la noia, anch’essa interrompe il dialogo. Dopo l’ultima frase bisogna vedere se il primo interlocutore ha voglia di cambiare argomento o tacere. Io propendo per la seconda soluzione. 😊

  6. Ho visto che i tre puntini di sospensione li metti giusti, quindi qualcosa ti hanno insegnato a scuola o a casa. Di certo non l’educazione, ma forse eri occupato a fare altro.

  7. In un concetto si potrebbe riassumere la parte forse più importante del tuo scritto: la ricerca del bene comune è fortemente dinamica. Caro vecchio dilemma! Quanto seguire le orme che portano al nostro, quali a ad altro. E dal riconoscere la possibilità di essere se stessi all’esserlo in armonia con il tutto si può cadere anche in una staticità perenne e dolorante, forse porta dell’omofobia, che ha come ultimo senso la tacitazione dell’Es apparentemente privo di motilità ma serbatoio di sensi comuni. Si dice che la pazienza, intesa nel senso classico, porti ad una sublimazione del realizzato. Ma noi siamo vivi nel realizzare. E l’essere cosciente non lo dimentica. Lo fa. Arenandosi magari tra le maglie dell’egotismo. Forse ho straparlato. Ma Efficaci e Profonde le tue argomentazioni. Ed il modo di porle. Buon fine settimana 🙂

  8. @lamelabella: Colgo dal tuo commento due elementi a me cari: il bene comune come scelta e quindi dinamica e ricca di forza.
    L’ES lo penso come regolatore interiore di equilibri e quindi statico, conservatore, difensore identitaria, però al tempo stesso depositario della volontà di comunicare, gestore dei codici con cui ci si rapporta.
    Nel secondo si articolano le rabbie, le insoddisfazioni e naturalmente i loro contrari, poi ciascuno darà ciò che crede secondo il suo fine.
    Nella pazienza si riassume il passato e l’attesa di ciò che può venire, quasi sempre è il buono che si attende, forse per questo è “paziente”.
    Grazie per i pensieri che mi hai aggiunto 😊

  9. Ascolta, a me tu non spaventi. Il mio commento è letterario. Denunciami quanto vuoi. L’impressione che ciò che scrivi è quella che ti ho riferito. CIoà sicuramente una coppia con una differenza notevole di età, e qui non c’è niente di male. Ma al fondo si percepisce in te la prolissa melensaggine dello scrittore fallito. Cosa fanno gli scrittori falliti? Spesso insegnano. Punto. Ma l’impressione è rafforzata dall’analisi del testo nella quale il protagonista si descrive implicitamente come un maestro di vita. Perciò, a me non frega nulla di quello che fai, ma non minacciarmi a cazzo perché mi ci sventolo le palle con le tue minacce di merda. Tanto per essere educati. E il tuo atteggiamento ha un nome a pisa: culo sudicio. Posso sbagliarmi su quello che fai nella vita ma non mi sbaglio su quello che sei. Torna a casa, come scrive Walter Siti, è passata la morte a cercarti e non ti ha trovato. Tante buone cose

  10. Tu giochi i tuoi problemi sul web, è affare tuo, basta che tu non offenda le persone, dando patenti e giudizi che qualificano te non chi scrive. Ho letto qualche testo tuo per capire se esistevi davvero, esisti. Diciamo che sei uno scalino piu su rispetto agli estensori di lettere anonime, quelle che per mestiere abitualmente cestino.
    Prova a leggere ciò che hai scritto e chiediti se è un giudizio letterario, perché non so che letteratura frequenti, ma di certo non è la mia.
    Per quanto mi riguards non ho mai rifiutato una critica su ciò che scrivo e chi ha voglia mi legge sennò fa a meno.
    Infine, non minaccio mai, se continui a offendere faccio, che è una cosa diversa da quello che pensi tu.

  11. offendo la tua prosa che mi ha offeso l’anima e il cervello, non te. E sì sono maleducato e aggressivo ma non un cyber bullo, mi incazzo molto, non credo sia reato, oer la bruttezza.

  12. casalingomoderno, come mai hai tutta questa rabbia nell’esprimerti? Penso che le proprie opinioni possano essere dette, come dici tu, senza peli sulla lingua ma allo stesso tempo mantenendo un comportamento e un linguaggio non aggressivo e non offensivo. Qui ci si conosce solo per quello che si scrive e si scrive per far emergere quello che si è. Non si cerca di fare bella figura e di apparire per forza originali anche perché non siamo adolescenti. Apprezzo la scrittura di Wyllico, apprezzo anche la scrittura di Bukowski e penso che non bisogna per forza scegliere tra un tipo di scrittura e l’altra. E’ bello leggere cose diverse e apprezzare generi diversi. Le critiche poi lasciamole fare ai critici. Quello è un altro luogo. Qui ci si diverte. Ciao casalingomoderno.

  13. Grazie Lavinia. Davvero. Spero che questa cosa finisca qui. Non ho mai cancellato commenti per principio e perché penso che questo posto abbia la libertà di essere letto o meno, di stare o andarsene.
    Ma a volte non è così, anche se non ne capisco il motivo, per lavoro ho appena chiuso una causa per offese tramite web, e mi pare assurdo che ciò avvenga. Libertà di dissentire non è libertà di offesa.

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