senza tema giovinezza

senza tema giovinezza

Ero giovane. Pensavo che in principio ci fosse l’equilibrio di una forza conchiusa in sé, l’ordine racchiuso in un guscio di noce, poi il caos e la fatica del ricomporlo. Non pareva una cosa foriera di autoritarismi, anzi, era un bell’esercizio di libertà. E mi sembrava di avere davvero un inizio a cui fare riferimento. Lo traducevo nello scrivere. Avere un inizio ordinato, forte ed equilibrato. Una frase che da sola riassumesse, senza insegnare nulla, era come aprire una porta per intuire e ragionare assieme. Tutto poggiava sulla solidità della logica e l’imprevedibilità dell’intuizione. Venivano fuori cose assolutamente banali: oggi c’è il sole e non è il solito sole, ho attorno un verde che scende dentro, dell’acqua non vorrei conoscere la memoria ma l’intuizione della sua benefica freschezza, la sete è un sentimento così atavico che saliviamo quando scorre un ruscello e della sete di conoscere che dire, se non la commozione davanti ad una biblioteca, e così via. Un inizio aperto in cui poi accadesse tutto: l’equilibrio dell’energia, la sua esplosione, la faticosa ricerca dei cocci.

Mi sembrava che tutto questo avesse un significato profondo, che interconnettesse tante cose apparentemente distanti, che fosse necessaria della pazienza e si sarebbe compreso tutto. O quasi. O almeno quello che davvero interessava.  Ma, lo ripeto, ero giovane e la tentazione di un inizio fulminante era così seduttiva che alla fine ci cascavo. Cosi tutto poi doveva giustificare quell’inizio, essere all’altezza. Consequenziale. Non era così e allora mi stancavo, mettevo tutto da parte e mi affidavo a tempi migliori, a ispirazioni migliori, a intuizioni migliori.

La liberazione dal tema era già stata percorsa, in musica non esisteva più l’armonia, in pittura e scultura la figura e poi neppure la forma, due guerre mondiali e innumerevoli conflitti regionali avevano decostruito il senso benevolo della storia. Per questo anche la provvidenza era entrata nel welfare. Tutto si spezzettava ed era come fosse avvenuta quell’esplosione di cui bisognava rimettere in ordine i cocci. Solo che questi non avevano più un ordine. Era possibile un’era in cui si riscoprisse un senso, visto che erano i frammenti a contare?

Il momento era il dominus della situazione e non per carenza di tempo. Non era la preoccupazione sulla caducità del corpo e della vita che esprimeva il Magnifico, anzi era avvenuto un fatto strano, la giovinezza si spostava in avanti e, più che fuggire, trascinava tutto. Ma chi era al potere l’aveva gia capito: non era incapacità di guardare avanti, era volontà di perseguire il momento dicendo che faceva parte del progetto. Di fatto non si voleva rimettere assieme nulla, e togliere senso significava dare senso. Ma non era il tuo senso. Insomma non c’era un progetto, un traguardo di cui dire le tappe, gli obbiettivi, e soprattutto erano piu importanti le narrazioni della realta’ stessa. Quindi perché raccontare quando altri lo facevano tanto meglio di me? Per la verita? Ma io lavoravo sulle sensazioni, avevo bisogno di un tutto che le contenesse. E siccome non lo trovavo piu, mi misi a meditare sul quant’è bella giovinezza. Cosi mi scoprii vecchio per il prima e per l’adesso.. 

Quant’è bella giovinezza
che si fugge tuttavia!
Chi vuole esser lieto, sia,
di doman non c’è certezza.
Quest’è Bacco e Arïanna,
belli, e l’un dell’altro ardenti;
perché ’l tempo fugge e inganna,
sempre insieme stan contenti.
Queste ninfe e altre genti
sono allegri tuttavia.
Chi vuole esser lieto, sia,
di doman non c’è certezza.
Questi lieti satiretti,
delle ninfe innamorati,
per caverne e per boschetti
han lor posto cento agguati;
or da Bacco riscaldati,
ballon, salton tuttavia.
Chi vuole esser lieto, sia:
di doman non c’è certezza.
Queste ninfe anche hanno caro
da lor essere ingannate:
non può fare a Amor riparo,
se non gente rozze e ingrate;
ora insieme mescolate
suonon, canton tuttavia.
Chi vuole esser lieto, sia:
di doman non c’è certezza.
Questa soma, che vien drieto
sopra l’asino, è Sileno:
così vecchio è ebbro e lieto,
già di carne e d’anni pieno;
se non può star ritto, almeno
ride e gode tuttavia.
Chi vuole esser lieto, sia:
di doman non c’è certezza.
Mida vien drieto a costoro:
ciò che tocca, oro diventa.
E che giova aver tesoro,
s’altri poi non si contenta?
Che dolcezza vuoi che senta
chi ha sete tuttavia?
Chi vuole esser lieto, sia:
di doman non c’è certezza.
Ciascun apra ben gli orecchi,
di doman nessun si paschi,
oggi sìan, giovani e vecchi,
lieti ognun, femmine e maschi.
Ogni tristo pensier caschi:
facciam festa tuttavia.
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c’è certezza.
Ciascun suoni, balli e canti,
arda di dolcezza il core:
non fatica, non dolore!
Ciò che ha esser, convien sia.
Chi vuole esser lieto, sia:
di doman non c’è certezza.

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4 pensieri su “senza tema giovinezza

  1. Non è mai semplice commentare un tuo post, sono troppe le corde che tocchi, che vibrando tutte insieme danno vita sempre a una piacevole malinconia…e non solo.

  2. Grazie Codice Sociale, eccedo un po’ con la malinconia ultimamente, sarà la situazione che sento evolvere come non vorrei o le feste che arrivano ostentando troppa paccottiglia. 🙂

  3. Se si tocca un’ arpa con maestria, esce dallo strumento un suono composto da dieci vibrazioni diverse, poichè ogni dito della mano del suonatore mette in moto una corda, poi un’ altra …. e un’ altra ancora …. e ancora .
    Eppure, che soave armonia ne risulta, e come quel suono composito attraversa il tempo oltre ogni immaginazione !
    Così la malinconia : sono tantissime le corde che la fanno vibrare, e lei ci accompagna sempre !

  4. Caro Cavaliere, hai usato una similitudine molto bella, non è così forse il nostro ricordare, mettere assieme, rileggere passato e presente e trovare ragioni. E tutto questo non sono forse suoni, la nostra armonia, quella che conosciamo e quella che piluccando sulle corde scopriamo. Grazie 🙂

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