ma dove stiamo andando?

ma dove stiamo andando?

Qualche giorno fa sentii una delle poche analisi davvero nuove sui fatti di Parigi. Un orientalista e politologo francese, Olivier Roy , (allego il link)  diceva che non era lo jihadismo, la radice di questa violenza inusitata e cieca, ma la rivolta generazionale dei figli musulmani (o anche atei) contro i padri e la loro quieta e integrata religione portata in occidente. Per questo i terroristi avevano spesso un percorso che passava dall’ essere prima conformi alla società in cui vivevano, in pratica, buoni figli che passavano alla negazione e alla ribellione assoluta, con una deriva nichilista che era strumentalizzata dai movimenti estremisti, ma che era anche il rifiuto della vita propria e altrui.

Le vite degli altri perdevano senso perché la propria vita aveva perduto senso, questo motivava la determinazione sistematica dell’uccidere senza emozioni per togliersi, infine, ala vita senza paura.  E questo fenomeno non riguardava solo l’Europa, ma gli Stati Uniti (a partire da Colombine), la Norvegia di Breivik con la strage di Utoya, il Giappone e l’attentato alla metropolitana di Tokio, quella di Madrid, la strage del teatro a Mosca, quella di Beslan in Ossezia del nord  e chissà quanti altri luoghi diversi da quelli in cui il senso comune non si preoccupa di indignarsi in Africa, Medio Oriente, Filippine, Pakistan ecc. ecc..

Quindi da tempo un nichilismo serpeggia per il mondo e prende varie forme, ma ha giovani come protagonisti. Il rifiuto dei padri e di ciò che essi avevano prodotto. Una richiesta non espressa di cambiamento radicale. Questo non giustifica nulla, ma pone un dubbio sull’efficacia dell’affrontare le crisi con la sola forza. Cioè se si distruggerà il califfato dell’Is, se in Libia si riporterà una parvenza di ordine e così in Somalia, questo basterà per eliminare il problema oppure si deve vedere cosa non sta funzionando in una visione globalizzata del mondo che rende tutto, fintamente, occidente?

Ogni attentato è il rifiuto della speranza di cambiare davvero, come far capire che esiste la possibilità di un mutamento e che questo può essere non violento?

http://www.internazionale.it/opinione/olivier-roy/2015/11/27/islam-giovani-jihad

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6 pensieri su “ma dove stiamo andando?

  1. Si leggono o si ascoltano analisi su analisi sul terrorismo da Parigi in poi.
    Chi dice una cosa e chi il contrario di essa.
    Tutti sono esperti, tutti hanno la (loro) verità in tasca.
    E tutti, sembrerebbero, aver ragione.

    Ma qual è la “vera” verità?
    Non lo so, ma soprattutto non ci viene detta.
    Ci viene raccontato ciò che fa comodo e che serve al mondo che abbiamo creato, cioè un mondo a servizio del profitto, del mercato, dove trionfa l’egoismo e in cui conta solo il denaro e il potere.

    L’uomo, la persona, la sua dignità e la vita non valgono quasi più nulla.

    Ed è questo che consegneremo ai nostri figli.
    Proprio ‘na bella roba! 😦 😦

    Ecco,
    solo per ribadire che sono schifata.
    Ondina

  2. Per molti giorni, Ondina, mi è sembrato di piombare nella solita retorica, nella strumentalizzazione dei fatti e delle vittime. Un gioco che ha sempre altri significati che prescindono da quanto accade e dalla sua analisi. Come molti altri, credo, ho la necessità di capire chi è il nemico, da cosa è mosso, quali sono le sue capacità e obbiettivi, e ancor più le motivazioni. Questa analisi di Roy ha sollevato molte polemiche. Non è giustificazionista, anzi, ma cerca di vedere se il terrorismo non sia nichilismo e che quindi la matrice musulmana non sia di per sé fuorviante. Se avesse ragione, la cosa andrebbe affrontata entrando nel nostro corpo sociale, chiedendoci cosa sta accadendo e approntando risposte e difese. L’alternativa è : uccidiamoli tutti, ma sappiamo che non è una risposta che salvi, che non ci toglierà dall’insicurezza, che i morti generano morti e nuove stragi anche da parte di chi poteva essere riportato entro la ragionevolezza. Non è “solo” un problema di Daesh, come non era un problema solo di Libia. Basta capirlo e cercare di riflettere senza scorciatoie.

  3. Concordo in parte su quanto scritto nell’articolo e aggiungo che si, sono i figli i ribelli, quegli stessi figli nati nell’occidente e mal accolti dalla nascita. Si sono nutriti del nostro odio verso di loro…
    …ricerca di certezze, di motivazioni forti da far valere con tutti i mezzi. Una ricerca di identità…il riconoscersi

    Che poi siano originari di terre ricchissime di petrolio non è un fatto da trascurare visto che da anni, da sempre…abbiamo fatto razzie per il nostro benessere.
    Ho idea che come al solito la medaglia abbia sempre le immutate due facce.

    Da una parte sono popoli e quindi gruppi che armiamo, e dall’altra li combattiamo. Un terribile tragico teatro globalizzato.

    buona giornata
    .marta

  4. Leggendo il tuo commento Marta, pensavo che sono vere cose diverse, che le concause agiscono sulle persone, che una per tutte, il rifiuto, genera rifiuto radicale o subordinazione assoluta.
    Di Roy capisco che la questione non può essere ricondotta solo all’is, ma che serpeggia ovunque. E questo è ben più inquietante. Poi ho letto il tuo buona giornata e ho desiderato sia così. Vorrei che ogni giorno lo fosse, anche come impegno a capire e agire di conseguenza. Buona giornata a te Marta.

  5. Qualcosa mi dice che l’analisi che hanno proposto quei due faccia acqua.
    Distruggere per demolire tutto, vedi il sito di Palmira, senza avere uno straccio di idea di come ricostruire lascia solo macerie e basta. La violenza gratuita, e un attentato lo è, produce solo macerie senza prospettive future. Quello che questi giovani non hanno capito è che loro muoiono e gli altri, i mandanti, se la spassano.

  6. Se queste persone capissero di essere usate, anche nella loro rivolta e che i loro profeti si guardano bene dall’immolarsi forse ci penserebbero prima di perdere se stessi e gli altri.

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