il richiamo della foresta

il richiamo della foresta

Su Internazionale, Goffredo Fofi, parla de il richiamo della foresta di Jack London. Mi ha leggermente emozionato questa sintonia su un autore che per me è stato importante. E lo è ancora. Forse sono discorsi che con l’età vengono più facili, ma è come si fosse ricordata, tra amici, una ragazza amata da entrambi e che mai è stata dell’uno o dell’altro, per cui è rimasta la bellezza e il piacere di averla conosciuta.

Per me, Jack London era l’altra faccia di Pavese, di Melville, di Fenoglio. Quello che precedeva Hemingway senza la dolce vita e il mito maledetto dello scrittore. Era il Salgari che viveva davvero le sue storie. Era il rosso, il socialista, senza teoria. Colui che aderiva al cuore della rivoluzione perché questa era la vita realizzata per un momento, per un anno, per quel tanto che ancora restava ideale in realizzazione. Era il John Reed che correva in Messico e poi a Mosca. Era la somma di tutto questo e insieme ciò che è bello essere in quell’idea di uomo e d’avventura che spinge di una forza incontrollabile uomo e popolo verso un destino più alto e bello, verso un buono e un giusto da condividere. Poi si sa come è andata, ma vivere all’interno di questa spinta era l’idea di vita che da giovani si coltivava. E c’era amore, molto amore, e scoperta, natura, confronto, solitudine e l’essere forti e bastevoli con i piedi posati su solidi principi.

Leggetelo nuovamente London, e non solo il richiamo della foresta, è l’invito a restare giovani per sempre vivendo cio in cui si crede. Ma è anche il racconto eroico della solitudine dell’uomo che si misura con se stesso e ne esce forte, tentando di darsi una risposta, anche se le domande non si esauriscono mai.

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3 pensieri su “il richiamo della foresta

  1. Ma certo … aumentando il carico degli anni, aumenta anche – accanto ai morsi dell’ età – la visuale delle cose e, di quell’ arcano groviglio che è l’ esistenza, qualche fioco lume di mistero comincia a trasparire …. fra una nebbia e l’ altra .
    Ma @Jack London resta un Autore senza età, un Uomo-Scrittore la cui conoscenza ( delle opere e della sua vita avventurosa … ) gioverebbe alle giovani generazioni, costrette dal consumismo a vivere una vita virtuale, con avventure ( sceme ) virtuali già preconfezionate per loro dai furbastri del guadagno facile sulla pelle altrui … e sogni fasulli indotti da altri !
    Lui …. se ne andò ad appena 40 anni, forse suicida ( come @Hemingway … ), poichè non riusciva ad accettare un deperimento fisico che avrebbe annullato il suo istinto a vivere “libero e incondizionato”, girando in ogni angolo di mondo, ovunque lo spingesse il suo spirito autenticamente avventuroso .
    Un ottimo consiglio, @Willy caro, quello che ci lanci a leggere ( o a rileggere ) @Jack London …. la cui figura ispirò, fra i tanti, anche l’ Autore di @Corto Maltese !
    A bientot …. mon amì, e complimenti per il riuscire Tu ad emozionarti come e più di quando il sole senza tramonto illuminava la tua giovinezza torinese !

  2. Ho pensato anch’io, Cavaliere, che non pochi degli scrittori che amavo, ed amo, hanno finito la loro vita con la sua interruzione volontaria. Non so perché sia così, credo che ognuno avesse i suoi motivi, ma credo anche che abbiano vissuto pienamente, senza risparmiarsi sogni e delusioni. Come fa ogni uomo che sia signore di se stesso.

  3. Scusa se vado fuori tema, Will, ma il tuo scritto mi ha fatto ricordare che ai tempi della TV dei ragazzi, seguivo il telefilm su Jack London “L’avventura del grande nord”. Era il 1976, più o meno.

    Mi piaceva molto quello sceneggiato, ma i lupi, la ricerca dell’oro in quelle distese innevate, quei paesaggi freddi e desolati mi trasmettevano parecchia inquietudine, quasi paura. Quella grande solitudine di cui quella vita era permeata mi turbava.

    E il tuo post mi ha fatto rivivere quelle sensazioni.
    Ti metto qui la sigla di apertura: quanti ricordi….
    Grazie Will …
    Un sorriso,
    ciao Ondina 🙂

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