odio gli indifferenti

odio gli indifferenti

Tutti abbiamo avuto un insegnante che ricordiamo perché, a suo modo, che poi è diventato anche nostro, ci ha mostrato un modo affascinante di vedere il mondo. E del mondo ciò che poteva contenere.
Tutti abbiamo avuto un insegnante stronzo, una carogna che ci ha obbligato a studiare, che ha lasciato prima ferite e poi tracce, che non ci ha portato ad amare ciò che dovevamo studiare ma ci ha obbligato a far fatica.
Entrambi ci hanno insegnato a vivere, ci hanno fatto amare oppure ci hanno fatto odiare, ma entrambi i sentimenti ci hanno portato dentro le cose, dentro di noi.
Poi ci sono stati gli indifferenti, quelli di cui non ricordiamo nulla, quelli che hanno vissuto in un universo parallelo al nostro dove non si sentiva nulla. Questi non erano un incidente del fato, ma parte di un sistema di cui noi, studenti, non capivamo nulla. Non so come li giudicassero i presidi, non so quali fossero i loro problemi, perché insegnassero, perché la vita li avesse resi indifferenti a noi.
Non eravamo stinchi di santo, non avevamo voglia di far niente, ma eravamo creta che induriva.

Eravamo un soggetto oggetto che forse in qualche modo c’entrava in quell’ambaradan intellettivo ormonale che permeava le aule, eravamo soggetti sporchi di poesia e disponibili al confronto. Ecco questo non so se c’entri ma credo che ogni riforma della scuola dovrebbe considerare come importante questo climax scolastico/vitale. Perché tutto a quell’eta può avvenire, ma quello che avverrà dopo può essere influenzato in modo tale che quello sia un inizio a vivere oppure il momento dell’inutilità. E in questo caso resterà un rimpianto, un buco, una ferita che tutta la vita non riuscirà a sanare. Semplicemente perché non sarà più possibile riviverla quell’età, anche se tutti, in vario modo, ci riproveranno.
Ecco una riforma della scuola è una riforma dell’età di chi imparerà forse a vivere e dovrebbe contenere un fine e un metodo per raggiungerlo, e il rispetto di tutti gli attori che ne saranno interpreti e protagonisti. Ma degli indifferenti no, perché non serviranno a nessuno. Neppure a loro.

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7 pensieri su “odio gli indifferenti

  1. Io ho adorato la mia insegnante di italiano e storia del triennio superiore. Mi ha fatto innamorare della storia e insegnato a leggere in modo diverso. Ma li ricordo tutti con piacere, mi hanno dato tutti qualcosa. Davvero

  2. @rosenuovomondo: è bello che tu abbia avuto buoni maestri, compagni della vita che era e sarebbe venuta. Non sempre si ha eguale fortuna, ma anche i miei insegnanti, non tutti, mi hanno dato molto e qualcuno è rimasto nel cuore.

  3. Ho avuto parecchi insegnati di livello medio ma che non hanno lasciato tracce rilevanti.
    Uno pessimo (che purtroppo per me è stato il primo, il maestro delle elementari) ma che, dissentendo dalle tue parole, sarebbe stato meglio fosse stato ….indifferente: avrebbe lasciato meno segni negativi. 😦

    E uno, alle medie, che aveva testa, intelligenza, grande sensibilità e soprattutto grande cuore e che insegnava la vita, l’accoglienza, l’osservare le cose da punti di vista diversi.
    Quest’ultimo, che se n’è andato troppo presto, mi è rimasto nel cuore e ci resterà sempre.

    🙂

  4. L’indifferenza fa peggio, credimi Ondina, anche il mio maestro delle elementari capì poco di me. Forse non c’era niente da capire, bastava non avere pregiudizi. Ma è andata così, poi ci si raddrizza in qualche modo.
    Se un insegnante ti è rimasto nel cuore significa che da te non se n’è andato e non solo nel ricordo ma nell’impronta che hai dato alla tua vita.

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