22 marzo ore 10.53

22 marzo ore 10.53

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Spesso accade che scompaia l’azzurro, ingrigisca la luce e il cielo diventi bianco latte per poi piovere a dirotto. E il verde nuovo, gli alberi ancora spogli, le siepi di biancospino, di bosso, di lauro, i narcisi già così fioriti e serrati sui clivi di canale, diventino ancora più precisi di colore e di forma. E accade che la forza d’acqua, cadendo, strappi petali di mandorlo e di pesco, che ci siano macchie di fiori nuovi che debbano opporsi alla violenza dolce, ma accade per un poco e l’albero, l’arbusto, attorno alle radici, prima insignificanti di colore, abbia poi un tappeto lieve, ancora intatto di bellezza, come se la vita attendesse prima d’essere altro mantenendo altrove sostanza e forma. Accade anche l’improvviso freddo, il sollevar di bavero e lo stringersi nei cappottini e nelle giacche, già fiduciose di calore nuovo. Accade che gli uomini e le piante si raccolgano in sé, attendendo arrivi il bello, che poi coincide con il buono. Ecco, l’attesa di qualcosa che invariabilmente mantiene le promesse, è vita che nasce. Non altra da noi, ma vita da cogliere ancora, da tenere tra le dita con dolcezza, da godere nel suo svolgere veloce. E poi lasciar volare, perché nell’aria di marzo, in fondo, nulla cade mai davvero.

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