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Dato un uomo, le linee di forza che lo vincolano e lo orientano verso un fine condiviso da annette, sono indipendenti dallo stato sentimentale corrente.
Sillogismo:
Tutte le donne vorrebbero governare un uomo, non tutte le donne sono annette => gli uomini non saranno tutti governati.
annette vince il banco perde, ovvero gli infiniti ritorni.
E’ arrivato, senza essere invitato, sotto mentite spoglie, non gradito, nè cercato. Subito ha alzato la voce, indisposto, rallentato i lavori di casa e poi, non contento, ha infastidito, impedito. Mentendo senza ritegno, su ciò che vedeva, trovava, incontrava, ha sporcato legami consolidati, interrotto relazioni, mi ha fatto disconoscere, demolire, cancellare ricordi e contiguità.
L’ho studiato e con gentilezza, accompagnato all’uscita, riottoso s’è rivoltato, solo allora ho spinto, inveito, maledetto. Non ne potevo più e ho cercato di sopprimerlo, non più ospite sgradito, ora nemico. E lui? Si è nascosto, mimetizzato e quando l’ho stanato, vantando la propria invincibilità, mi ha sbeffeggiato, deriso, intimidito. Finchè alla soglia dell’esasperazione, ho deciso di sterminarlo, incurante degli inconsapevoli, degli innocenti, ovunque si trovasse. E come per magia è scomparso, si è fatto prendere, ma era un simulacro, un guscio vuoto. Adesso temo ricompaia, che spunti devastando, mentre scruto inquieto ogni giorno, davanti, negli angoli, ovunque qualcosa si muova.
Ah scordavo, il nome l’ha lasciato: xp antivirus protection 08
al nord: piccoli tradimenti pomeridiani di bassa intensità, temperature elevate nelle ore notturne
centro sud e nelle isole: desideri con variazioni notevoli, annuvolamenti sparsi in serata,
venti: carezze con regime di brezza sui rilievi,
su tutta l’italia, temperature in aumento,
mari: calmi, anche troppo, con compagno ondoso, senza variazioni notevoli. Fare attenzione alla prossimità nelle spiagge.
Alzando gli occhi da Le Scienze, hai parlato di milioni di anni, della ricomposizione delle galassie. Non c’era molta attenzione comprensiva, forse curiosità per i numeri, ma che dire del collasso della galassia?
Solo Piero, togliendosi la sabbia dai piedi, ha rimescolato i pensieri: 120 milioni di anni, ma non doveva collassare prima? e poi, ho comprato le sogliolette per stasera. In saor ?
Chissà perchè, in testa sono apparsi i sottotitoli de l’Infinito di Leopardi ed una vaga malinconia dimensionale:tutto troppo grande e lontano. Siamo in questa spiaggia con l’entropia dei sentimenti che la stagione non aiuta.
Vivere nell’oggi, ma non dell’oggi. Non ci pensavamo così nella maturità. Peggiori forse, vedendo i nostri padri, usurati dalla responsabilità, dall’amore devoto e costretto. Ma in realtà non ci vedevamo, come molti di voi, e neppure presumevamo, persi in un gioco ilare di scommesse sessuali.
Questa galassia, sotto l’ombrellone, è un incrocio di competenze: ognuno ha seguito estro e vita. Cosa difficile ora. E anche la spiaggia è anomala, coda di migrazioni in zaini e infradito. Allora abbiamo scoperto baie e osterie, sentieri da capre e capanne sfondate, abbiamo seminato fumo su panorami stupendi, generando stupore e ripulsa.
120 milioni di anni per rimettere assieme qualche migliaio di galassie senza più veder le stelle per questioni di velocità reciproca. All’universo ubriaco che ci priverà del cielo stellato, dovrebbero togliere la patente.
Solo Piero osserva, guardandosi attorno, che è più facile rimettere insieme le galassie che le coppie e che le seppioline vanno in saor. Anche la galassia centrale in saor. Tutto in saor. Da queste parti l’anima odora di cipolla fritta.
Pavoni pavidi, incapaci di superare la bellezza esibita.
Quanto conta uno specchio di carne, se non mostra ciò che si vuol vedere? Nulla.
Lo specchio non pensa, non deve pensare. non deve chiedere. Ha storia e identità momentanea, lo specchio, vive solo nel momento in cui riflette il pavone.
Poi non più.
Estrarre dalla verità, la menzogna contenuta, portarla all’evidenza, impudica. Chiudere gli occhi per non restare abbacinati dalla propria insensatezza. Vedere l’amore, là dove si annida, per dargli un posto adeguato. Accettare il silenzio, quando non è possibile dire. Racchiudere nella ginnastica della privazione, la forza per spiccare il volo. Delle gabbie che conosco, l’amore asimmetrico, è la più forte e inutile. Delle prigioni che conosco, quella più invalicabile ha noi per guardiani inflessibili.
acciaio
Tre operai morti, altri feriti gravi: continua la scia di dolore e sangue nel lavoro. Queste persone erano da oltre 11 ore in linea nel reparto, in uno stabilimento destinato alla chiusura: sono le assurdità della divisione mondiale della produzione e della assenza di un governo economico che non sia quello del mercato. Ma il mercato fa diventare tutto relativo, l’insopportabile diventa necessità e lavorare per molti è un rischio senza alternative. La fatalità non è una categoria della tecnologia, semplicemente è prevedibile e riducibile. Quanto succede e succederà non può essere un dolore privato, nè risarcibile solo con denaro. Le responsabilità sono poca cosa se non si mettono in sicurezza i posti di lavoro, se i controlli non sono rigorosi. Una legge per vivere e lavorare, con rispetto e dignità, se non lo chiediamo ad un governo di centro sinistra a chi lo potremo chiedere? E se questo non risponde, potremo stare zitti?
Per più di un mese è rimasta incollata al davanzale della mia finestra. Le sue zampe devono aver sfruttato ogni asperità per resistere al vento. Muscoli potenti, selezionati per una presa zen dove ciò che non serviva era rilassato. Non l’ho respinta, umanizzandola: sentivo la sua disperata volontà di vivere e speravo vincesse l’inverno col calore residuo della casa. Era diventata un appuntamento mattutino, ma oggi non c’era più. Forse il vento di ieri o le forze che se ne sono andate, oppure se n’è volata via. L’ho associata agli amori conclusi, all’abbarbicarsi alla speranza che il caldo torni prima di morire, alla forza incredibile che si trova dentro un sentimento. Melanconia di pensiero: più riflessione che dolore.
Per la giornata, punto sulla musica di Dvorak, con il quartetto ”americano”, per aprire gli spazi e poi il Debussy dell’ “aprés midì d’un faune”, perchè la stagione dei sogni pomeridiani tornerà, con tempi e dolcezze lunghe.
Bandiera damascata su arancio e nero, ché d’oggi il giorno ha bisogno di tessiture ardite e grevi.
Thomas Bernhard, né “il soccombente”, descrive la tragedia di due vite sconvolte dalla scoperta del genio. Entrambi, valenti pianisti, dopo un corso assieme a Glenn Gould, capiscono che non suoneranno mai le Variazioni Goldberg di Bach, come lui le suona. E abbandonano il pianoforte. Nessuno dei due accetta di essere secondo, ma la vita è ormai perduta. Anche Gould perderà sè stesso: la sincope lo troverà al pianoforte alla ricerca di una perfezione ulteriore nelle Variazioni. Tre solitari di genio, smarriti in quella sfera dove non è più possibile vedere gli uomini. In amore le cose non sono dissimili: pensate a quando l’amore è diviso, a chi guida il gioco senza avvedersene, a chi capisce che soccomberà, a chi fortunato, vince.
Amor triumphans tenendo una mano, non in un girotondo. E le mani lasciate dovranno trovare altre mani, sapendo che solo la melanconia rende invincibili.
La ricerca della perfezione perde gli uomini.
Stasera nebbia: a ondate, è entrata in città, ha invaso i portici e le statue del Prato. Vicino alla fontana sono emersi senza freddo, i baci. E le avrei avvolte in Kashmir, quelle bocche, per la cura che si deve agli amanti fortunati. Poi la fretta del vapore di un bar. Pensieri alcoolici, saturi di felinità temperata. La mia casa è scelta ed il posto in cui tornare. Da altre parti le attese in cui non sono. Seguo una passione antica, un pensiero articolato. Solo un gatto sceglie una casa, senza ascensore, per i tetti e torna tardi per poi ripartire. Ma le passioni hanno un costo adeguato e non per caso sono qui.




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