Le parole a me più care non hanno occhi attenti.  Mi interrogo, trovo scuse, le getto in disparte infastidito, vado passi indietro per mettere ordine tra chi è fuori e chi sta dentro.

Ma comprendo e mi circondo d’onde calme, così che da un cerchio di gesso posso permettermi occhi divertiti per guardare senza pena.