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Sono inciampato nella sera, sul monte sopra Austis e lì ho atteso che la notte salisse dal basso. Dai confini vaporosi del lago Amodeo, dalle luci che si accedevano a Teti, da un accenno di bagliore verso Nuoro, la notte si è fatta strada traboccando. Schiuma morbida a scalare i monti mentre copriva la macchia, fitta come velluto, di lecci, roverelle, lentischi.  Con grazia. Mani d’alberi impastavano colori e contorni e lievitava, la notte, gonfiando l’aria di umori, quelli indimenticabili della sera a sud. Da queste parti il pane si fa a mano, si stende, si fa lievitare, si riimpasta, di nuovo lievita e infine si cuoce, si taglia a mezzo, si ricuoce. Il carasau nasce così, chissà se ha a che fare con la pazienza della notte?

Il cielo ha difeso a lungo la sua luce,  rimestando con i venti in quota, il grigio e il rosso in continue spirali di ballo.  Si è lasciato sedurre solo quando dal monte opposto è apparsa la luna. Luce contro luce, ma quella nuova col colore della notte l’ha vinto, soggiogato, posseduto.

Erano quasi le 10, quando la magia si è ripetuta e in un silenzio senza fine, nè respiro, la luna è sorta, poi  i primi fruscii di animali, le pecore e il richiamo a scendere verso il paese.

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