Nell’incapacità di gestire la solitudine riempiamo il tempo di telefonate, messaggi, mail, blog, incontri. Ci si trova per strada e ci si ripromette di vedersi, di mantenere il contatto. così la solitudine diventa un desiderio senza contesto, una assenza che si idealizza. L’amore non è un antidoto alla solitudine e tanto meno lo è la compagnia. Stanno meglio i credenti: pregano. Ma chi ha scelto l’agnosticismo si trova dinanzi a sè stesso e non sa che dire, perchè ogni uomo gli mostra una faccia diversa della stessa solitudine. In questo mondo così ricco di parole e di comunicazione non siamo mai stati così soli ed incapaci di accettarlo. La solitudine è una parete liscia, priva di appigli, tanto vale sedersi sotto, incrociare le gambe e cominciare a meditare. Accettare la solitudine significa accettare la propria compagnia, evitare le scuse e alla fine porgere agli altri quello che si ha. Magari con parole nuove e senza attese.