Vorrei dedicare il 2009 al camminare, al migrare lento.

Camminare procura pace, equilibrio, libera dai pensieri circolari. Quando si cammina con lo zaino in spalla, quando gli alberghi sono dove si arriva, tutto viene ri-ordinato, le necessità si riducono ad una lettura per il riposo, un taccuino per scrivere, acqua e poco cibo. Le scarpe e i piedi sono il centro dei problemi quotidiani e la pulizia, l’abbigliamento vanno all’ essenziale.  Ma il mio migrare è un migrare da ricchi, fatto non di necessità, bensì di piacere vitale.

‘N Ballo è un signore straordinario, senegalese, che spiega con semplicità sia la banca delle capre della sua onlus, sia la spinta triste del migrare. Parla delle madri che chiedono ai figli di andare via dalla polvere del deserto che avanza, dalla miseria, dalla fame, dalle malattie. Racconta del denaro raccolto vendendo ogni cosa per pagare le traversate verso la Spagna, parla dei naufragi senza storia, del muoversi alla ricerca di un rifugio in un paese sconosciuto, del lavoro senza aggettivi, che faccia sopravvivere e poi mandare qualcosa a casa. Parla delle lettere che arrivano al villaggio, enumerando i morti, chi non si è salvato. Racconta del dolore vociante e muto, degli altri figli che faranno lo stesso tragitto. Non condivide la migrazione, ‘N Ballo, sente che il suo paese muore ogni volta che energie giovani se ne vanno, ribadisce che la legge e i codici si rispettano anche quando non si conoscono, che la clandestinità è un reato. Ma chi depreda il suo paese rispetta la legge? Anche chi in passato ha imposto lingua, religione e cultura, ha rispettato la legge? Qual’è la legge, allora? La storia umana è fatta di migranti, la civiltà è fatta di contaminazioni, la razza umana, habilis o meno, è uscita da foreste, inseguita dal clima, dalle disperazioni, dalle sconfitte e si è spostata cercando pace e vita. L’azzardo contemporaneo è che si possano gestire le migrazioni senza che la cultura dell’uno sopraffaccia quella dell’altro, che vi sia un moderato conflitto tra le diversità attendendo che emergano le bellezze condivisibili tra diversi. L’economia regola secondo utilità e rendere evidente l’utile è opera di misericordia: ti accetto perchè mi servi, perchè la mia ricchezza dipende da te.  Questa regola, molteplice quando interviene su più economie, si avvicina alla giustizia, alla legge, sviluppa il paese d’origine solo perchè l’interdipendenza serve ad entrambi.  Ma l’ interesse, la giustizia non devono essere buoni, solo equi. Ciò che non è accettabile è che trionfi la legge degli scafisti: chi attraversa il mare vivo e ha pagato per farlo, viene ributtato nel paese d’origine, dove poi ritenterà e pagherà nuovamente, perchè non ha alternative se non la morte. Allora chi viene favorito da una politica che semplicemente ributta a mare? Chi gestisce la traversata, chi lucra sulle vite, la corruzione dei doganieri del deserto, la ferocia di chi butta a mare vivi e morti. Questa condizione è ulteriormente ingiusta se pensiamo che riguarda solo il mare: per immigrare a nord basta prendere un treno e le frontiere sono senza pericoli.

Il 2009 sarà l’anno in cui ricomincerò a camminare, ma sarà un migrare sicuro, da ricchi. La mia cittadinanza farà scudo, sono un cittadino della parte giusta del mondo e quindi di tutto il mondo, sono altri i passaporti che non servono a nulla. 

La lentezza non mi impedirà di andare, mi aiuterà a vedere.

Vi auguro di uscire dalle case, di pensare all’aperto, di usare, come farò con qualcuno di voi, la lentezza per condividere e vivere.