Con la stilo, ho scritto 440 biglietti d’auguri aziendali, scindendo la creanza d’affari dalla conoscenza personale. Gli auguri sono stati sinceri e i pensieri li hanno differenziati: questo è in gamba, quest’altro è un avversario, con questo sarebbe bello lavorare.  E’ un buon esercizio per mettere ordine ai compagni di strada, anche se non tutto può essere detto. A ciascuno ho augurato che i desideri si realizzassero, riservandomi di contrastare lealmente quelli in conflitto con i miei.

Quelli a cui non potevo augurare proprio nulla sono stati depennati dalla lista che ogni anno si accorcia; segno che non ho più la pazienza costruttrice d’un tempo.

Chissà se Attila mandava gli auguri.