Domani sarà passato un anno dalla tragedia della Tyssen.

Non è cambiato nulla ed ogni giorno nei posti di lavoro si muore. Non è il lavoro che uccide, ma la sua modalità, i suoi tempi, le sue regole non scritte ed accettate sotto il vincolo della necessità, del bisogno.

Il lavoro dovrebbe essere equanime tra impegno personale ed impegno sociale, un contratto tra parti eguali, senza monetizzazione della salute e dell’integrità fisica. Invece…

Mi sono chiesto spesso cosa facciano gli ispettori degli uffici del lavoro e dell’Inail e quanto guardino alla sostanza di ciò che avviene oltre l’apparenza delle regole, perchè il problema non è pagare una multa, ma fare in modo che le persone non si facciano male.

Domani è una parola strana, è domani per noi, per gli operai della Tyssen del reparto fonderia e per troppi altri, domani non esiste più.