Alma Rosé, sorella di Arnold, era in Olanda, quando arrivarono i nazisti. A nulla valse la fama del quartetto che aveva ispirato compositori, riempito teatri, la portarono a morire, in un lager. Lei come tanti musicisti dei Berliner e polacchi e russi, francesi e tedeschi, tanti da formare orchestre nei campi di sterminio per suonare durante appelli ed esecuzioni.

Di quel quartetto fondato da Arnold, grande era la consonanza, la fusione di suono. I talenti creavano una somma superiore al valore dei singoli. Come mai una ideologia, il nazismo, che esaltava il bello e il gruppo non riconosceva la capacità della diversità di essere sè stessa e molti assieme?

Pochi ebbero il coraggio in quegli anni di dire, molti fecero finta che l’arte fosse superiore alle piccole cose degli uomini e tacquero, ignavi o infingardi. Non ne siamo ancora usciti da questa scissione tra bello e giusto, tra libertà della maggioranza e umanità. E nello straniero non si coglie la capacità di consonanza e di bellezza.

Adesso anche Lei, Alma, è nel vento, con tanti altri. Basta ascoltare.