Da dove cominciamo?

Ci vediamo di rado e sentiamo spesso. Lei intuisce se qualcosa non funziona e allora fissa un appuntamento. Indaga con gli occhi, cerca il tono della voce, fa domande dirette.

Poi mi parla di come mi vede, di cosa dicono di me, protesta, si incazza perchè mi trascuro, mi insulta e infine sorride.

Le sue mani a volte si fanno strada tra i bicchieri e mi toccano. E’ una sensazione bellissima, come parlasse sulla punta delle dita. Ho sentito baci dalle sue mani.

Mi chiede d’essere concreto, di non scappare. La guardo ed è la mia coscienza buona, la parte che amo di me. Cosa potrei dire che Lei già non conosca, del buio in cui mi rifugio? dei silenzi cercati perchè non c’è nulla da dire?

Parliamo spesso di sentimenti applicati alle nostre vite e sappiamo entrambi che non sono l’antidoto alla solitudine, ma neppure l’argent de poche per le necessità quotidiane. In fondo le nostre solitudini sono temperate dall’attenzione che ci accompagna ed ogni giorno ci solleviamo dalla paura perchè qualcuno ci permette di appoggiarci. E’ il pudore del profondo che vale anche per gli entusiasmi, così incongrui e incomunicabili, e resi morbidi dall’arte quieta del mostrare solo ciò che può essere capito. 

Ho scavato di più con Lei che nella durezza dell’analisi. 

Ma da dove cominciamo per vivere adesso?