E’ cominciato molto tempo fa, senza avvertire: un impegno in più, mezz’ora oltre il necessario, una cena di lavoro, un baluginare d’idee affascinanti, una responsabilità aggiunta. Le decisioni hanno serpeggiato tra il tempo d’altri e quello mio, sempre di più avvolgendolo in spire consenzienti. Avvolgere evoca protezione, un coprire caldo ed io, forse suggestionato dal calore che queste spire emanavano, mi sono lasciato prendere. Ma, si sa, i serpenti sono animali a sangue freddo, illudono con la lucentezza e con il magnetismo degli occhi per condurti verso il loro destino. Ed ora dovrei forse disporre le mie cose, le figurine, i soldatini in pile e file ordinate? (e scandendo su ogni parola per conservarne l’eco e il senso)

dovrei dare

loro

un posto

e ri-appropriarmi del mio tempo.

Con lentezza e serenità,

così

come

ho cercato

sempre

di

fare.

Oppureamanoapertaspazzareiltavolo, prendere a calci le povere, inconsapevoli, cose che ho generato, lasciar prevalere la furia che di rado esercito sugli uomini e guardare soddisfatto la rovina del mio tempo, del mio tempo, delmiotempoconsumato, precluso, disperso, mescolando bene e male, fallimenti e conquiste?

Dovrei questo?

Per far ciò basta aprire serenamente un file, cliccare alla casella opportuna di un format e scegliere.   Ed io la conosco la fascinazione dei flow chart, delle if, nidificate o meno che trasportano con nettezza ad un risultato. I flow sono il moderno gioco dell’oca, senza i simboli arcani della conoscenza. Conoscenza distratta al posto di quella antica che trasformava, induceva, mutava lo scorrere degli stimoli, delle connessioni, smagliando e ri-magliando reti, una conoscenza senza assoluti, senza fine. Era questo che volevo quando ho iniziato il gioco? Oppure era la geometria trasparente dell’azione-reazione che mi ha preso. Del tangibile e visibile, della capacità di trasformare senza lasciarti trasformare?

Oppure.

Oppure è cominciato molto tempo fa, senza parere ed ora non resta che l’unico gesto amico: fidare, fidare di me e di chi mi ama, aver memoria di un futuro che conosco e con mani piene di terra, buona, fertile, lasciarmi sgomentare dal’intelligenza muta dell’erba e con essa oscillare se appena un refolo accarezza.