Napolitano non è più dei “nostri”, non il Presidente della Repubblica che non può essere di nessuno, ma proprio il “compagno” Napolitano non c’è più. Bisogna evitare le confusioni, non rivolgersi al dirigente di lotte di un tempo, che adesso è altro. Pertini, Scalfaro e lo stesso Ciampi ci avevano abituati ad un ruolo non disgiunto dalla loro storia precedente: padri nobili in grado di distinguere i figli e di indirizzare, correggere, rifiutare. Napolitano ha fatto una scelta di garanzia che partecipa dall’alto, che prende atto dell’equilibrio politico attuale del paese. Questa la mia impressione. La fedeltà alla costituzione non è in discussione, ma l’intervento è morbido, delimitante dei poteri. Così ho letto il richiamo sul ruolo del CSM, la firma del lodo Alfano, gli interventi per moderare gli animi. Quietare, placare, parlare, mentre la richiesta impropria è altra: arginare, impedire, evolvere. Non so come andrà per le nuove leggi elettorali e neppure sulla tutela del lavoro e del welfare. La sicurezza nei luoghi di lavoro registra morti quotidiani, l’attenzione dei media è altrove, era un tema sollevato dal Presidente con forza. Segno che non basta indicare il problema. Quindi forse questa terzietà avrà difficoltà a continuare perchè il paese è a rischio di integrità se non fisica, certamente ideale ed etica, Ministri della repubblica si esprimono villanamente, sui simboli dello stato unitario. C’è un cambiamento radicale di contesto. Nulla di tragico. Per ora. Ma non è il Presidente Napolitano che risolverà il problema dell’opposizione e delle idee carenti della sinistra e del riformismo. Non Lui.

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