Il frigo chiede buoni propositi, ben sapendo che si spegneranno nella gloria dei rossi autunnali, ma ora urgono, dice con insistenza. Adesso bisogna abbassare la temperatura e salvare il pianeta, quindi invitare, scongelare, cucinare, ridere, bere, approfondire, scherzare fino a notte fonda.  E pesarsi col mal di testa il mattino dopo.

La convinzione che la terza guerra mondiale sarà tanto breve da non consentire il cupio dissolvi con anime lepide e lipidiche, si è fatta strada: bisogna puntare al consumo dell’esistente. Ma non da solo, è impossibile con un frigo, fitto di pecorini a varia stagionatura, di salsicce, bottarghe e dolci sardi.

Quando arrivo in questa stagione mi guardo e riduco le calorie. Adesso è l’ora del pomodoro a fette grosse con il cetriolo, dei trionfi delle insalate pastello, del prosciutto sposato con fichi e melone. Ed invece il frigo straripa di spalla di maiale affumicata, di pezzi di cinghiale, di lardellati, di culatello.

Sovvertirò la cousine reinterpretando il maiale, servendolo freddo e sfilettato tra insalate d’orzo con verdure. Il pecorino a dadini disperso tra pomodori e melanzane appena fritte e messe a meditare tra alici e capperi. Saor di sarde e sogliolette tra uvette e pinoli con contorni di verdure all’olio.

Dolci al cartoccio, da piluccare distrattamente per non consentire alle calorie di capire dove stanno finendo.

Tutto poco, tutto a porzioni piccole, con gran dispendio di piatti e bicchieri, tra valpolicella ripasso e bianchi di nerbo.

Il giorno dopo ci saranno scorte per rifocillare un’armata, speriamo non portino niente.

p.s. qualcuno sa dirmi come fanno i pecorini sottovuoto ad impestarmi il frigo?