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Al bimbo viene insegnato che i sì lo fanno amare mentre se dirà di no, gli verrà tolto l’amore. Così, a poco a poco, il muro dei sì lo imprigiona, lo snatura, tanto che, anche nel momento della ribellione, il no diventa la richiesta di un sì. Nell’amore adulto il rischio di perdere l’altro, è nel conto delle paure e l’immagine di ciò che si è per davvero fa parte del rischio di verificare questo amore. Dire di no, è dare la misura di noi: non condivido ciò che tu pensi e fai, ma ti amo. Liberamente.
note per una lettera 2…
Ieri notte tra scherzi e spaghetti alla bottarga, c’era la levità giusta. Sorrisi, ricordi, parole sdrucciolevoli nel bianco di custoza. Sotto le stelle, non era forse il luogo, ma quando allora ? In realtà i sentimenti li abbiamo collocati in una terra di nessuno. Per tacito accordo, tra noi, non parliamo di cose dirompenti. Neppure tra pochi e confidenti. Forse l’essere uomini spinge ad eccessi, il soprariga come stile del dire, vantarsi o tacere. Le donne si confidano, parlando del vissuto senza alzar la voce mentre noi ci confiniamo tra battute, accenni, curiosità non troppo spinte. Anche quando hai visto, hai distolto lo sguardo ed io mi son fermato. Come a saggiare la profondità dell’acqua e non voler bagnarsi troppo…
Napolitano non è più dei “nostri”, non il Presidente della Repubblica che non può essere di nessuno, ma proprio il “compagno” Napolitano non c’è più. Bisogna evitare le confusioni, non rivolgersi al dirigente di lotte di un tempo, che adesso è altro. Pertini, Scalfaro e lo stesso Ciampi ci avevano abituati ad un ruolo non disgiunto dalla loro storia precedente: padri nobili in grado di distinguere i figli e di indirizzare, correggere, rifiutare. Napolitano ha fatto una scelta di garanzia che partecipa dall’alto, che prende atto dell’equilibrio politico attuale del paese. Questa la mia impressione. La fedeltà alla costituzione non è in discussione, ma l’intervento è morbido, delimitante dei poteri. Così ho letto il richiamo sul ruolo del CSM, la firma del lodo Alfano, gli interventi per moderare gli animi. Quietare, placare, parlare, mentre la richiesta impropria è altra: arginare, impedire, evolvere. Non so come andrà per le nuove leggi elettorali e neppure sulla tutela del lavoro e del welfare. La sicurezza nei luoghi di lavoro registra morti quotidiani, l’attenzione dei media è altrove, era un tema sollevato dal Presidente con forza. Segno che non basta indicare il problema. Quindi forse questa terzietà avrà difficoltà a continuare perchè il paese è a rischio di integrità se non fisica, certamente ideale ed etica, Ministri della repubblica si esprimono villanamente, sui simboli dello stato unitario. C’è un cambiamento radicale di contesto. Nulla di tragico. Per ora. Ma non è il Presidente Napolitano che risolverà il problema dell’opposizione e delle idee carenti della sinistra e del riformismo. Non Lui.
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note per una lettera 1…
…non abbiamo più niente da dire, te ne sarai accorto. Scherziamo, parliamo del passato, ci prendiamo in giro. Soprattutto mangiamo e beviamo. Ma non abbiamo niente da dire. Il presente è fatto di lamenti, non c’è un’analisi decente, una via d’uscita. Non sono gli altri che sono migliori, siamo noi che siamo peggiorati e senza futuro. Ecco, non abbiamo nulla da dire sul futuro.
Assieme passeremo pezzi d’estate, le donne si abbronzeranno ancora e noi dispersi tra sabbia e sonno parleremo, parleremo. Di cosa parleremo? Di libri, di film, di amici, di vini, di lavoro e di politica. Ma poco di questa e lamentandosi, perchè è già ora di andare a cena. Non un sogno, un progetto che coinvolga i sentimenti e faccia luccicare gli occhi: abbiamo bisogno di gesti gratuiti, di essere noi tra tanti e di lasciare che le parole semplici ci entrino dentro.
Noi. Ti ricordi quando questa parola era un limite e una promessa, una porta da cui fare entrare il mondo, non un circolo chiuso in cui si sta bene. Perchè poi si sta bene tra noi, perchè sappiamo molto di noi, perchè non parliamo più davvero e accettiamo la realtà ? Ma non è così che si vive, lo sai perdio che così si muore. Si aspettano solo le cattive notizie, così.
Cominciamo di nuovo, è ora di uscire dalla melassa. Parliamo, davvero…
non condivido tutto ciò che sta scritto, ma vorrei socializzare il disagio che ci sta sotto e che molti di noi sentono.
Oggi non va bene ma cosa c’è oltre al lamento, se non l’analisi.
Non basta ribellarsi senza un fine.
note per una lettera…
E’ come sapere che una cella ti attende: è lì, vuota per te e tale resterà finchè non verrai preso. Ti puoi illudere, puoi muoverti come se si fossero scordati di te, ma tu sai che non è vero.
Ti aspettano senza fretta, nè bisogno di rincorrerti: se non ti consegnerai, ti prenderanno lo stesso. Anche per i tuoi troppi, voluti errori. Hai parlato di necessità, d’amore, ma hai evitato la ragione vera e non hai lottato a sufficienza per la tua liberazione.
Per questo pensi da prigioniero, vivi da prigioniero, sei prigioniero.
non ho una buona gestione degli addii: dico sempre arrivederci
“…credo di essere stato io ad avere iniziato a costringerla (costringerla ad amarmi), benchè tale compito non sia mai univoco ed è impossibile che sia costante, e la sua efficacia dipende in gran parte dal fatto che i ruoli vengano di tanto in tanto scambiati e che sia la persona costretta a costringere l’altra.”
Javier Marías Un cuore così bianco
Forse l’asimmetria ha una pazienza che, con piccole spallate, fa oscillare e compensa le difficoltà, le cadute di interesse, gli sbalzi di passione. Così può continuare un dialogo in cui l’uno parla alla persona che vorrebbe, ma non è.
E dopo sarà il turno dell’altro.
Della libertà, come per tutti i desideri agognati, spesso non si sa cosa farne. Uscendo da un amore, nel tempo ritrovato, in una improvvisa fortuna, tutto appare eccessivo e non governabile. Come avessimo bisogno di guida, di catene, di vincoli. L’euforia del tram, finalmente senza binari, si esaurisce presto, deve trovare nuovi solchi, abitudini, strada. Sarà per questo che tanti ritornano sui loro passi, come uccelli che a gabbia aperta non escono, inadeguati al volo libero. Senza amarezza, preparandosi poco alla volta fino ad essere pronti al volo, per molti la libertà è difficile, finchè diviene naturale. Non ci sono benemerenze nelle scelte, solo consapevolezza e la necessità di star bene. Chi affronta il nuovo conta sul brivido dell’avventura mentre chi resta sa con quali fantasmi deve combattere, entrambi si alimentano di coraggio. Il mio cuore è vicino all’esperienza della solitudine, che è compagna difficile, ma non tradisce. Stanotte buon viaggio a chi torna e buon vento a chi parte.
La tua mano,
gioca, pettina,
incolla bocche, con impazienza bambina.
Magra tu,
a toccar con furia
tra cotoni e pelle.
Ora la mano, pettine arrogante,
stacca lingue e bocche
ed ho il colore dei tuoi occhi,
mentre con voce di lama, chiami:
qui, subito, adesso.




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