Del tempo atmosferico non si può dire nulla, solo subirlo o viverci dentro.

Oggi ero a Muggia e il cielo mutava in continuazione. Davanti, c’era il golfo di Trieste di una bellezza provocante. Ostentava potenza, capacità di regolare vite e desideri. Come se i colori e le nubi potessero appartenere.

La pioggia è arrivata a scroscio trasformando tutto in bianco e nero, con persone in fuga verso portiere riottose, mentre altri, divertiti e al riparo, guardavano fumando. Nell’ angolo del molo, alla pioggia, due africani fumavano e ridevano nelle cerate gialle.

E’ finito com’era iniziato, il tempo atmosferico, indifferente e perso in pensieri propri. Siamo troppo insignificanti perchè rida di noi.

Il tutto mi ha riportato ad altri anni a Trieste, con calzoni a zampa d’elefante senza tasche, camicia attillatissima, stivaletti neri mangia calzini.

Radici su altri grigi e speranze di caldo: se non in giugno, quando?