C’è stato un tempo in cui il bello non apparteneva, in cui era possibile costruire una casa in riva al mare, un castello tra i monti, scolpire una statua e metterla in un quadrivio.

C’è stato un tempo in cui si dipingevano le facciate delle case, in cui si scolpivano le teste dei travi, in cui si sceglieva il legno nel bosco comune, secondo la turnazione della necessità.

C’è stato un tempo in cui il bello si raccontava e pareva di vederlo e ai bimbi, che ancora non l’avevano visto, brillavano gli occhi.

C’è stato un tempo in cui il bello riposava l’uomo, lo rendeva felice solo per averlo visto e l’uomo non l’avrebbe mai recintato perchè il bello voleva uscire ed essere ovunque.

C’è stato un tempo in cui il bello si è incendiato, mutilato, buttato nelle fornaci per farne calce.

C’è stato un tempo in cui il bello dei vincitori era più bello ed un tempo in cui il bello dei vinti dava la rivincita.

Voglio piantare un piolo di legno di frassino nel cuore del bello, impedirgli che morda i nostri cuori di ferro, che ci faccia soffrire per la sua latitanza, ucciderlo e farlo a pezzetti e poi chiedere, cosa farete ora nelle vostre case esposte al mare, come vivrete le grigie vite senza speranza?