Non sentite le rotondità cilindriche nascoste sotto la parola?

Per questo me la sono fumata e adesso, in attesa, guardo il cielo.

Preparazione accurata: l’ho presa tra le dita e messo piano le parole, distribuendole con cura uniforme, poi ho arrotolato. L’allusione era giustamente cedevole, pronta ad essere chiusa con la lingua umettata. Fatto.

L’ho guardata ed annusata, prima di accenderla: bella, artistica, professionale. Aspirando con soddisfazione, ho colto segni nuovi nell’angolo del muro. Quasi scrittura. Chissà chi scrive sui muri e cosa vuol dirci?

Boccate lente, a chiudere, aspirando. E gli occhi si aprono con la mente: l’allusione non delude, solo finisce, lasciando il senso del percepire altro. Cosa si percepisce, non è chiaro, c’è qualcosa che sfugge appena, ma se mi sforzo la capisco. Poi sarà tutto più chiaro, solo che adesso non ho voglia.

E’ una piccola superiorità senza danno, l’alludere, come la femminilità che fa credere all’uomo di essere un metro avanti e ti sorride mentre sarai sempre una spanna indietro.

L’allusione è specchio, ma se non metto la persona davanti allo specchio cosa vedo riflesso?

Roma è perduta, questa discesa non finisce e gli specchi sono desolatamente vuoti.