Il libeccio ha battuto sulle imposte per tutta la notte.

Le case degli uomini, lo devono infastidire, abituato com’è a rocce, alberi ed erba. E prova a consumarle, a far volare tegole ed appiccicare carte e rami sui muri. Ostenta indifferenza, danza con le cose, per suo conto, ma intanto toglie ragione agli uomini.

Un messaggio al telefono ha definitivamente cacciato il sonno, ma non ho acceso la luce. Guardavo Il piccolo schermo che lampeggiava ed intorno c’era il buio. Sei distante, il tuo pensiero si allunga per toccarmi ed accende questa lucina, come una carezza. I messaggi nella notte sono merce riservata ai baratti d’amore, stabiliscono connessioni a banda larga, fatte di desiderio e struggimento.

Fuori il vento urge e punteggia la tenerezza di te. Mi lascio prendere: i pensieri respirano con il libeccio e scivolo nel sonno che ci accumuna.