Mi porto dietro appunti, carte, ritagli di giornale. La mia casa è zeppa di libri, giornali non letti, cd, dvd, video cassette, nastri, dischi. Taccuini e fotografie emergono dai cassetti assieme a saggi, note, penne. Collezioni senza intenzione, nè speranza, affollano lo studio e il ripostiglio. A terra cartelle e stampe, incisioni, pochi quadri.

In questo angiporto, nelle mie tasche, ci sono le vite interrotte che attendono un completamento. Non sono riuscito a liberarmi di loro e queste si sono stratificate, assumendo un’ identità propria.

Scatole di libri attendono di essere aperte dopo il trasloco, oggetti vorrebbero entrare in funzione, ma ho delegato l’ordine ad un’altra età. Quale sia non lo so.

Mi gratificano le scoperte continue in questo paese dei balocchi: cose dimenticate che emergono e portano con sè, situazioni, persone, attese.

Tutto questo convive con il presente, ma ormai ha propria identità e spesso è prepotente.

Ho messo molte emozioni ad attendere e adesso nella mia casa si devono spegnere un pò di luci. Scegliere e ridurre il fardello di vite per allungare il passo.