Ausculto i segni,

zampette di desideri,

vaghi, come l’odor di dolce dei negozi chiusi.

Di notte,

il silenzio si stende a pennellate larghe,

con briciole di luce

e fotoni dispersi

che urgono, già spenti.

Di notte

il silenzio si posa ai bordi del letto,

agita lenzuola di seta,

slega la veglia dai  piccoli pensieri.

A te penso un poco,

non ti basterà

quello che per me

nel bujo, è troppo.

Questo silenzio lo sento

che sciacqua le rive delle case,

e sale e scende

sino ad affogare il sonno.

Accolgo i piccoli rumori

preziosi sul tetto,

contro il vetro,

e la bava di vento

con atomi d’erba

crepitante e secca:

è notte, ancora,

da bere a sorsi piccoli,

ancora.

Le piccole abitudini la sono prigione del tempo e dei miei gesti. I luoghi comuni, tanto vissuti con insofferenza in altri, costellano  la presunzione d’un vivere originale, fatto di mancate verifiche, imprecisioni, ricordi solidificati. E’ la differenza dell’esigere, vissuta e temuta.

Guardando le  vuote vite d’ altri si cerca di dar senso alla propria e vedendo quel vuoto di gesti ripetuti, per riflesso lo presumiamo vuoto di pensieri, passioni, atti singolari. Così il guardare si muta in incomprensione: chissà che pensa la portatrice di passi veloci in vestitino Gucci e borsa in tono? Chissà dov’è il suo tempo memorabile e l’attenzione per sè, e dove la porteranno le sue abitudini e le sue diete? Dirà che il tempo passa senza lasciar traccia se non sul viso o il corpo? Quante cose sconosciute e d’eccezione le saranno accadute, tanto da dire: in quel giorno, in quell’anno… Da percettibili gesti potrei collegare l’altezza d’un tacco ad un amante difficile, il tavolino d’ un bar al concludersi d’una passione, un vestitino leggero all’attesa che la vita giri col vento sulla pelle. Di alcuni percepisco il vuoto e la sofferenza, ma il loro vuoto è il calice del tempo che riempirei altrimenti. E a loro sono grato perchè mi danno sollievo dal non vedere il mio tempo gettato e il vuoto delle mie abitudini.

Le abitudini sono stile, contagiano le vite, le connotano e soprattutto le svuotano dell’obbligo d’essere sempre originali. E ci sono abitudini di destra e di sinistra. Parlo di quelle che conosco: caffè e discussioni in ambienti fumosi, thè e chiacchere tra amiche dense d’intelletto, esperienze da rubare alla ricerca di posti alternativi, veglie da intellettuale con lavoro manuale in attesa al mattino, il tirar tardi perchè la discussione prende. Questi sono alcuni, tra i tanti, tempi gettati di sinistra, che non rifuggono dai vuoti del dire con l’assistenza delle armi della critica, che serpeggiano di domande abissali e sfociano nella catatonia dell’esigere troppo.

Abitudini, per l’appunto.

 

L’interesse per la politica aiuta, come allora, a vivere il presente? Forse, ma non è importante per i più, infastiditi da un mondo che sembra non riguardarli e pensano che  tanto non cambia nulla.

Quell’estate ero stato a Praga. C’erano stati scontri con morti e feriti vicino al teatro, ma l’aria non era, come altre volte, cupa e al ritorno, parlandone, si sentiva la nostra inadeguatezza d’essere chiusi nelle vicende italiane. Il nostro futuro avveniva altrove e bisognava leggerlo e capirlo con occhi nuovi. Così arrivò il 9 novembre, inaspettato e banale nella dinamica. Dov’ero?  Al lavoro fino a tardi, con un giornale, già inutile, che attendeva di essere letto e una frase di Gorbachev, della sera prima, che mi seguiva. L’ho meditata, discussa,  rifiutata e finalmente acquisita, quella frase e credo valga per tutti:

Chi arriva tardi viene punito dalla vita”

Avete osservato che i bar non sono per tutte le stagioni? Ci sono bar autunnali che d’estate non attraggono, hanno bisogno di luce elettrica, di tavolini tondi, di bevande calde e di voci basse. Stamattina assieme al caffelatte e la brioche all’ananas, il cucchiaino mescolava una domanda: è l’aver amato molto o l’essere stati molto amati che ci ha dato vita?

Le parole a me più care non hanno occhi attenti.  Mi interrogo, trovo scuse, le getto in disparte infastidito, vado passi indietro per mettere ordine tra chi è fuori e chi sta dentro.

Ma comprendo e mi circondo d’onde calme, così che da un cerchio di gesso posso permettermi occhi divertiti per guardare senza pena.

IMG_0421

 

Proseguo il post precedente seguendo il filo dei miei pensieri, nati anche dalla considerazione che nella vita e nella sua contaminazione in rete, si formano gruppi di affini, chiusi per scelta e che all’interno di questi gruppi chiusi ce ne sono altri, pure chiusi, con codici comunicativi diversi. Come dire: ci si sceglie e si comunica ciò che si vuole.

Avere la consapevolezza del proprio genere è già moltissimo, ma non basta, è un presupposto ed elude il problema della co-abitazione del mondo e della società. Non credo che gli uomini, come le donne, non si assicurino l’un l’altro più niente, mi sembra una posizione misogina che parte dall’autosufficienza, mentre ogni giornata ci ricorda che autosufficienti non siamo.  Non basta avere un lavoro, una indipendenza economica, affetti, il problema è il divenire oltre il presente, questione che si può rimuovere, occultare, ma che esiste nella nostra testa. La famiglia rispondeva a questo, stabiliva ruoli e regole comunicative, tracciava futuri. E’ stata superata, anche grazie al nostro apporto? Bene, ma i bisogni restano e spesso si traducono nella risposta alla solitudine individuale. Quindi escludere il bisogno di contributi reciproci importanti, mi pare privo di realtà, ma aggiungo che senza comunicazione neppure c’è scambio di bisogni. Si può cercare la novità, essere curiosi delle cose e degli uomini (credo di averne una discreta esperienza personale) e sono qualità importanti per una persona, ma c’è qualcosa in più che sollevavo come problema. Ed è il rinchiudersi nel genere, che poi significa il presupposto per lo scontro e la necessità di prevalere. Se non posso essere eguale, accetto la diversità, ma non l’incapacità di capirla. Si può dire che sia un problema maschile, che gli uomini sono in difficoltà. Qual’è l’aiuto per evitare che la violenza sia una forma di comunicazione? Aspetto di leggere analisi del mondo maschile scritte da donne e che possano superare Freud e Jung, perchè ho la sensazione di essermi perso molto sul tema, fuorviato da altri interessi. Nel frattempo, mi convince Laura che dice: è che nel momento in cui ti schianti in un ruolo, niente… ti sei schiantato, detto tutto. tenere le antenne alzate e non chiudersi negli accoglienti veli del proprio ombelico è difficile per le donne quanto per gli uomini. Che è come dire che la realtà è diversa da quella percepita, ma alcuni la percepiscono così e per questi il mondo si è fatto più difficile in termini comunicativi e presuppone rigidità non dissimili da quelle esecrate del mondo maschile. Quindi una realtà diversa e non migliore. Saperlo non basta.  Si può risolvere tutto nel quotidiano, nel domestico, ed è la dimensione principale delle soluzioni, se però il fatto è sociale e culturale, prima o poi i nodi vengono al pettine perchè questa è l’aria che si respira insieme. Quindi se il problema non è più assicurare il reddito, lo status, il ruolo, anche se questo è ancora vero per la maggioranza delle persone, come si risponde al fatto che l’indipendenza personale si appoggia sempre su altre persone? Amenochè non si scelga la trappe ed allora ci si appoggia su dio.

Lascio quattro domande, anche per me naturalmente:

Se il pensiero femminile mi arricchisce, il mio pensiero è significativo per l’altro genere?

E come può essere significativo se ciascuno prende ciò che gli serve secondo necessità, relegando la comunicazione gratuita tra gli optional?

La violenza è comunicazione, come posso toglierla dai rapporti tra pari? 

Melanie Klein mi convince più di Freud, ma esisterebbe senza Freud?

 

DSC01026 

Sarà che è femminile l’accogliere, oppure che millenni stratificati di sopraffazioni hanno prodotto linguaggi oscuri agli uomini -ricordate la lingua inventata in Cina a corte per comunicare tra donne?-, o forse è semplicemente la riscoperta della solitudine comunicativa del maschio, comunque sia il mondo femminile parla tra omologhe e i maschi guardano dai vetri. E la parola invidia non è eccessiva se questo guardare, alimenta rivincite ed ulteriore sopraffazione. Le donne parlano tra loro e i maschi non capiscono cosa si dicono, si sentono esclusi da un mondo fatto di diversità cognitive, allusioni, presunte superiorità di sentimenti, fedeltà misteriose (a cosa?, a chi?, perchè?), intriso di pulsioni/passioni, di incongrui ritorni, sopportazioni infinite e ribellioni, di vissuti e presupposti vantati o reali. Un mondo a parte che a volte singolarmente, a volte in blocco si propone allo sguardo stupito, ammirato e perciò invidioso dei maschi persi tra le loro tecnologie, i sogni di conquista, di crescita, di singolarità. Ed alimenta, in chi capisce, ulteriori solitudini inquiete. Nella classifica di ciò che divide è più banale lo sport oppure le soap, è più importante il reality o il gf della politica, i sentimenti hanno tassi di sofferenza diversa a seconda del genere? Le misteriose malattie femminili, le mestruazioni, la possibilità di fare figli sono una barriera invalicabile alla comunicazione del sentire? E soprattutto danno capacità di differenze così ampie da escludere la possibilità del trasmettere sensazioni e condivisione?  

In molti casi l’antidoto è la noia, il distacco, la supponenza. Oppure la decostruzione della superficie del problema, cucinata in salsa sociale. Io ti difendo e tu mi assicuri la discendenza, io ti alimento e tu mi curi, tu mi ami e io vivo di questo amore e dò senso alla diversità del mio.  Il succo di molta letteratura coniugata sui due versanti è questo e il ruolo di chi narra è la banalizzazione del problema della comprensione, scavalcandola con le finzioni delle parole pontiere, per far comprendere che i mondi sono speculari, ma intrinsecamente comunicanti. Ed invece non esiste uno specchio che rifletta l’uno e l’altro, sono proprio due parti dello stesso giardino in cui valicare il confine malcelato, significa restare se stessi, epperò lasciarsi convincere che non si è perfetti in sè. Solo la poesia si imbeve del problema e lo risolve per lampi, creando mantra da ripetere nella solitudine del pensiero.

Ma alla fine resta la consapevolezza che bastarsi oggi non basta più.

DSC01404

 

La luce sembra venire dal basso. Resta sospesa a mezz’aria e attende che qualcosa accada. Lo sfondo è a un passo, con colline verdissime, immerse in nubi scure. Il navigatore parla, sbaglia, si corregge, è paziente, tace mentre m’inerpico su strade vuote, con la mezzaria segnata di fresco, il ciglio delimitato. Anche le strade attendono.

Amori senza costrutto, dove nulla è davvero al suo posto e tutti sanno come finirà. 

Qui basta un temporale per rimettere a posto le cose. 

A chi l’ha amata per le parole dolci e scabre, temprate dal vero, dispiace assai.  Non frequento la disperazione a distanza, mi colpisce, piuttosto, il silenzio senza appello, la storia che ferisce, banale e necessaria e ingiusta. C’è un coraggio bagnato di lacrime -l’avete veduto?- che dà senso alla Sua vita e fluisce a dar senso ad altre vite e alla follia quieta dei poeti.

Hai dato una interpretazione positiva alla sofferenza Alda, collocando l’amore per terra, esponendolo al vento e alla siccità e lasciando crescesse come un albero di mare, impavido e timoroso di timidezza quando viene accarezzato.

 

Alda Merini

Il mio passato

Spesso ripeto sottovoce
che si deve vivere di ricordi solo
quando mi sono rimasti pochi giorni.
Quello che e’ passato
e’ come se non ci fosse mai stato.
Il passato e’ un laccio che
stringe la gola alla mia mente
e toglie energie per affrontare il mio presente.
Il passato e’ solo fumo
di chi non ha vissuto.
Quello che ho gia’ visto
non conta piu’ niente.
Il passato ed il futuro
non sono realta’ ma solo effimere illusioni.
Devo liberarmi del tempo
e vivere il presente giacche’ non esiste altro tempo
che questo meraviglioso istante

Amico caro, ti avevo annunciato che avrei messo i piedi nel piatto dell’età e allora partirei dai temi che archiviamo in fretta nei nostri discorsi. Così fai  quando parli dei pochi anni che restano e  scherzi facendo trasparire un desiderio e una paura. La paura è quella della morte. O meglio la paura delle malattie dei vecchi che invalidano e tolgono progressivamente la vita. Hai presente l’ossessione del cavalier B.?  La potenza fisica, le capacità di movimento, l’intelligenza, la memoria e dover dire che si ha tutto come a 20 anni per i prossimi 50. Ma resta l’onere della prova in una dimostrazione giornaliera di efficienza per essere ciò che non si è: anagraficamente vecchi, però giovani nelle attività e nei tratti. Quando vedo miei coetanei che si sono imbalsamati tra i 40 e i 50 anni, non colgo differenze con la tristezza degli sfatti allegri, quelli che non si governano e hanno deciso di dimenticarsi tra alcool e mangiate. Entrambi non sostengono più l’identità e la dignità di essere. Noi più semplicemente, cerchiamo di giocare con la paura di cadere in qualche trabocchetto dell’età, di scivolare nell’alzaimer che ci rende presenze vuote, oppure di entrare nel girone infernale delle malattie coscienti e impronunciabili. Tutti esorcismi e la morte semplice, quella fatta del disporre di sè diviene un desiderio. Magari da collocare più avanti possibile, ma un desiderio di concludere bene. In fondo ci sarebbe dovuto, per le nostre colpe veniali, per gli impegni senza ignavia, per l’entusiasmo che abbiamo messo in tutte le cause perse frequentate ma anche per la pochezza delle vigliaccherie e le fughe fatte più per paura che per salvarsi. Molti coetanei fanno consuntivi, ti dicono: mica per essere finiti. No, solo per un budget veritiero. Altri e ci fanno più male, se ne vanno senza dire, per stanchezza, solitudine, disperazione. E per loro, come per quelli andati tra sofferenze immani, ci si chiede perchè. Anche della ragione di tanta sofferenza ci si chiede il motivo e nessuna risposta arriva. Sai cosa fa più male? La sofferenza silente consumata in solitudine, senza sbocchi, nè speranza. Ci si immaginano i giorni, le notti e ci si augura che non ci accada, che tutto finisca di botto, con il solo barlume di capire che davvero è così facile scivolare via. In realtà l’età porta verso il conto con il passato e adesso che siamo ancora in questa età indefinibile, pieni di sogni e di attese temperate,  si dovrebbe, per magia, trasferire un credito sul futuro. Assicurare una rendita in anni vicini al desiderio. Ma lo sappiamo tutti che non è così, sono il caso e la volontà che ci possono graziare e non per sempre. Ho pensato spesso, che si potesse rovesciare il tempo e lasciare che la possibilità non si spegnesse al suo mostrarsi, per verificarla, con generosità,  senza curarsi del resto. Tu sai, che tutto questo è sconsiderato, ma come vivere una vita regolata dalle certezze e pensare di vivere davvero? Alcune certezze ci sono indispensabili: amore, affetti profondi, relazioni, libertà d’essere e d’intendere, l’avere un senso a sè e magari anche agli altri. Se non ci sono grandi problemi economici, tutto questo dovrebbe consentirci di parlare anche delle paure e della morte, di ciò che accade attorno a noi. Ma parlarne come di un processo dinamico e non come di un muro contro il quale sbattere incoscienti a tutta velocità. Il tema etico del fine vita, emerge in questi anni e ha più consistenza: la libertà del finire come si desidera, la vita non come condanna, ma possibilità positiva. E’ una considerazione che dovrebbe portarci alla consapevolezza e togliere la paura. Ma non è facile e soprattutto bisogna scegliere un percorso che eviti i cronicari, gli ospizi, gli odori di minestre e orina, i discorsi senza memoria, i giardini con le cancellate e i mobili di melamina. Voler vivere a casa propria, finchè si vive. I nostri vecchi lo sapevano e nell’oscura necessità di convivenze tra famiglie assicuravano il passaggio, circondati da persone care. Lo so che succedeva anche il contrario, che la gente si sbranava davanti all’agonia, ma quando c’era rispetto per la persona, ovvero si aveva ben seminato, le cose erano più dolci. Naturali e senza accanimenti. Noi apparteniamo alla generazione che detiene il potere, gestiamo vite, vietiamo ai giovani di crescere, eppure le paure non le abbiamo eliminate. Ti ricordi di quando parlavamo di villa arzilla tra discorsi e vino rosso, pensavamo ad una convivenza tra persone che si conoscono e che bevono e parlano bene assieme. Badanti di noi stessi, plagiati dal mito di Amici miei e della Grande bouffe. Ma non funzionerebbe, amico mio, dopo poco ci staremmo tutti sulle scatole, in realtà la nostra risorsa sono le relazioni tra noi, il trasmetterci entusiasmi e positività; questo serve e non altro. Non siamo abituati a minestrine, ma forse la cosa che dovremmo  evitare è l’essere prigionieri dell’insofferenza, dei modi di dire, delle abitudini senza appello o della supponenza di aver capito già tutto. In realtà, e lo sappiamo entrambi, siamo degli ignoranti abissali e aver voglia di apprendere è già sintomo di futuro, ma non ci basterà, come non basterà il cinema, i libri, la musica. Dobbiamo investire in affetto quando l’egoismo diventa più forte per la preoccupazione di sè. In comunicazione quando pare ci sia poco da dire di sensato e nuovo. In pazienza quando le nostre urgenze sono solo desiderio di attenzione. E soprattutto dobbiamo convivere con la persona più difficile che conosciamo: noi stessi. Ma la consapevolezza non è una diminuzio, abbiamo chance notevoli da giocare, e magari ne parliamo la prossima volta. 

Pagine

Flickr Photos

27/365 : Escape

Large Format Study N. 14

let the wind blows

More Photos

Blog Stats

  • 92,449 hits

Categorie

Informazioni legali Diritti di proprietà intellettuale ed industriale I testi, le immagini e le altre informazioni pubblicate su questo sito, salvo nei casi in cui diversamente precisato, sono di proprietà esclusiva dello scrivente. Il salvataggio, la duplicazione, la riproduzione o anche il semplice inoltro dei contenuti di questo sito, anche solo per estratti, è possibile solo previa autorizzazione dell'autore Willyco o altri purchè esplicitamente citati. Generale disconoscimento di responsabilità 1. Contenuto della presenza online: i Gestori del sito e gli Autori dei contenuti non assumono alcuna responsabilità in merito alla attualità, correttezza o qualità delle informazioni in esso fornite. Salvo i casi di dolo o colpa grave agli stessi addebitabili, resta fin d’ora esclusa ogni responsabilità dei Gestori del sito così come degli Autori dei suoi contenuti, per il risarcimento dei danni, sia materiali che immateriali, eventualmente causati dall’uso o dal mancato uso delle informazioni riportate nel sito ovvero dall’uso di informazioni errate od incomplete. I contenuti del sito non potranno in alcun modo costituire offerte giuridicamente vincolanti. I Gestori del sito ed gli Autori dei contenuti si riservano il diritto di modificare, aggiungere o cancellare parti del sito, senza obbligo di preventivo avviso, oltre al diritto di sospenderne temporaneamente o a tempo indefinito, in tutto o in parte, la pubblicazione. 2. Riferimenti e Links: i Gestori del sito e gli Autori dei contenuti non rispondono dei contenuti dei siti di terzi direttamente o indirettamente collegati anche attraverso links dal sito willyco.wordpress.com, a meno che non risulti dimostrata la conoscenza da parte degli uni o degli altri del contenuto illecito di tali pagine internet e quando sia tecnicamente possibile attraverso misure non eccessivamente gravose prevenire l’uso di tali contenuti illegali. A tal fine, i Gestori del sito e gli Autori dei contenuti dichiarano espressamente che, nel momento in cui i links sono stati inseriti nel sito, essi non erano a conoscenza di eventuali contenuti illeciti nelle pagine collegate. I Gestori del sito e gli Autori dei contenuti non hanno alcun potere di alcun genere sul contenuto o sulla struttura, presenti o futuri, delle pagine collegate e, quindi, non hanno alcuna responsabilità in relazione ai contenuti di tali pagine che siano stati modificati successivamente all’instaurazione del collegamento. Quanto sopra si applica a tutti i links ed ai riferimenti ad altri siti contenuti nell’ambito del presente sito così come a qualsiasi messaggio di terzi inserito nei guest books, nei forum di discussione e nelle mailing lists create dai Gestori. Soltanto il gestore della pagina a cui il link si fa riferimento è responsabile dell’eventuale contenuto illegale, errato o incompleto di tale pagina e, in particolare, di qualsiasi danno derivante dall’uso, o dal mancato uso delle informazioni in esse contenuto. Non vi è, al contrario, alcuna responsabilità della parte che si limita ad inserire, nel proprio sito, un link ad altro sito. 3. Diritto d’autore e diritti di marchio: nel determinare i contenuti del sito, gli Autori hanno curato e cureranno di rispettare i diritti d’autore relativi alla grafica, ai suoni, alle sequenze video ed ai testi utilizzati, nonché di utilizzare grafiche, suoni, sequenze video e testi da essi realizzati ovvero ad introdurre contenuti grafici, sonori e filmati che siano liberamente utilizzabili. Tutte le marche ed i marchi menzionati nell’ambito del presente sito ed eventualmente di proprietà di terzi sono soggetti, senza alcuna limitazione, alle vigenti disposizioni della legislazione in materia di proprietà industriale ed ai diritti di proprietà del titolare della registrazione. L’avere semplicemente menzionato un marchio non significa che lo stesso non sia di proprietà esclusiva di terzi. I diritti d’autore connessi ai contenuti istituzionali pubblicati nel sito restano di esclusiva competenza degli Autori medesimi.. E’ vietata la duplicazione o l’utilizzazione dei testi e dei contenuti grafici, sonori, video in altre pubblicazioni elettroniche o cartacee, se non previo consenso esplicito degli Autori. 4. Protezione delle informazioni personali: Il conferimento, nel sito, di dati personali o commerciali, (indirizzi e-mail, nomi, indirizzi) da parte degli utenti si intende sottoposto al D. Lgs N. 196/2003 (Codice Privacy) secondo le indicazioni fornite nelle specifiche sezioni del sito a ciò dedicate. In linea generale, il conferimento di dati viene effettuato liberamente e spontaneamente dall’utente del sito. 5. Validità legale del presente disconoscimento di responsabilità: le presenti note legali sono parte integrante del sito in cui si trovano. L’eventuale nullità o invalidità, totale o parziale, di singole parti di questa nota non priverà di validità o di efficacia le restanti parti della nota medesima.

 

Novembre: 2009
L M M G V S D
« Ott    
 1
2345678
9101112131415
16171819202122
23242526272829
30